Manuela è un’assistente di volo e domani sarà a New York, con un doppio dispiacere: non aver potuto far parte dell’equipaggio destinato a Miami dove si giocherà Norvegia-Inghilterra, ma anche non essere a Oslo a vivere quella che è a tutti gli effetti una favola.
Jesper (Mathisen) invece è un ex calciatore, oggi una delle voci tecniche della tv norvegese. Lui sì seguirà il match allo stadio con il sogno di vivere le stesse emozioni provate finora e magari commentare una vittoria.
Manuela e Jesper sono solo due facce dei quasi sei milioni di abitanti della Norvegia. Nazione in cui il calcio non è mai stato lo sport nazionale, ma adesso non ha rivali con lo sci o la pallamano. Entrambi concordano su un punto: «Comunque vada, noi il Mondiale lo abbiamo già vinto».
La piacevole follia
Manuela, papà norvegese e mamma italiana, vive ad Oslo da 30 anni. Il suo lavoro la porta spesso lontano da quella che è diventata casa, ma mai come in questi giorni non vede l’ora di tornare. «Perché – racconta – qui c’è un’euforia nell’aria incredibile. È come se ci fosse sempre la festa nazionale, che in Norvegia cade il 17 maggio. A Oslo vedi bandiere ovunque, pub aperti per le partite notturne, tutti che vestono la maglia della Nazionale. Per far capire il momento: la moglie del capitano Martin Ødegaard, Helene Spilling, è stata una delle prime a lanciare la moda del cappellino fatto a mano, quello che tutti ora indossano. Su Instagram ha messo una sorta di tutor su come farlo, chiedendo un piccolo contributo destinato a una fondazione che si occupa dei tumori dei più piccoli. Hanno aumentato gli introiti del 200%».

Manuela ha vissuto l’Italia Mondiale del 2006, «ma credetemi, qui in Norvegia a ogni partita ci sono feste come se avessimo vinto la Coppa. Sono nate canzoni e gelati per Haaland e compagni. Il match col Brasile è finito a mezzanotte, le vie di Oslo sono state invase dai tifosi fino all’alba».
Tutti amici
Il motivo secondo lei è semplice. «Sei milioni di persone sembrano tante, ma in realtà non è così. E allora ognuno di noi ha un’amicizia, un legame, qualcosa che lo porta ai giocatori o allo staff della Nazionale. Per dire, mia figlia era all’asilo con il centrocampista Oscar Bobb... Un ragazzo semplice, squisito, alla mano come tutti. Haaland compreso. Che per noi adesso è unico, ma non il solo amatissimo: i norvegesi stravedono per il capitano Ødegaard e ovviamente per Nyland dopo le parate fatte contro il Brasile».
E adesso l’Inghilterra. «Qui sarà festa, comunque andrà. Sono stati riempiti aerei di tifosi che arriveranno a Miami, si stima saranno più di 10mila i norvegesi negli Usa. Non siamo i favoriti, ma ce la giochiamo».

L’esperto
L’entusiasmo di Manuela è lo stesso di Jesper Mathisen, che da ex calciatore ora commentatore tv ha sì l’occhio critico, ma si è fatto travolgere inevitabilmente dal tifo e dalla passione.
«La verità? Dopo le partite contro l’Italia nelle qualificazioni – racconta – abbiamo capito che la Norvegia può battere qualsiasi squadra al mondo, ma raggiungere i quarti di finale dopo aver sconfitto il Brasile è un qualcosa che è andato oltre le nostre aspettative. Finché abbiamo Haaland che in alcuni frangenti è immarcabile e Ødegaard in campo possiamo creare occasioni e segnare gol dal nulla; sono campioni mai avuti prima dal calcio norvegese. Battere la Seleçao è stato il più grande traguardo raggiunto nella nostra storia, le scene viste a Oslo e in tutta la nazione un qualcosa di mai visto né vissuto prima. In tutta la Norvegia la gente è letteralmente fuori di sé per l’entusiasmo; bisogna ricordare che non partecipavamo a un grande torneo dagli Europei del 2000».
Pronostico
Sabato toccherà anche a lui commentare il match contro l’Inghilterra e Mathisen ha le idee chiare: «Tutta la pressione è sulle spalle della squadra di Tuchel: per loro sarebbe un disastro perdere contro la Norvegia ai quarti. Noi abbiamo già disputato un Mondiale fantastico e potremo scendere in campo con molta meno pressione rispetto a Kane e compagni. Abbiamo anche giocatori che militano nella Premier: in termini di qualità non siamo inferiori. Sarà bellissimo essere allo stadio, anche se ad essere sincero visti tutti i racconti che mi arrivano da Oslo non mi sarebbe dispiaciuto vivere tutto ciò a casa. È un sogno, allora non svegliateci per favore».



