Union Brescia, col Vicenza prova di livello e pari d’orgoglio

Cosa sono 10 punti? Una parentesi biancorossa tra le parole cinismo e assenze. Ed eccola qui, spiegata semplice, la differenza in classifica tra il chirurgico Vicenza e il falcidiato Brescia. Il big match ha prodotto un pareggio che di big ha visto anche altro: il cuore della squadra di Aimo Diana. Un punto – stretto – preso in rimonta grazie a Cisco nei panni del subentrato, non cambia la faccia di una classifica che vede immutate le distanze dalla capolista, ma semmai colora quelle facce terree che avevamo lasciato a Ospitaletto e che arrivavano da una indigestione di malesseri e mugugni.
Tutto è superato, tutto è «perdonato». Non lo diciamo noi perché non tocca a noi: toccava al campo. Che ha restituito il racconto di una squadra che per prima cosa, dopo il coccolone patito a km 0 una settimana fa, s’è prontamente riavuta. In tempo per mettere in scena una contesa degna del ruolo – nonostante il gap – di prima contendente del Vicenza nella corsa promozione. I biancoblù se la sono giocata alla pari anche se alla pari non erano. Quanto fastidio per non essersela potuta giocare almeno con qualche freccia appuntita in più.
La mossa
Dopo il tipo di prestazione offerta dal Brescia, sì che si possono e si devono maledire le assenze in attacco. Cosa sarebbe successo se si fosse potuto contare anche solo su una prima punta? Non lo sapremo mai, ma è bello che ieri sia maturato il seguente pensiero unico: il Brescia la vittoria se la sarebbe meritata tutta e se la vittoria non è arrivata, è stato solo per la desertificazione negli ultimi metri.
Dove Aimo Diana s’è inventato, pur di provare a dare centimetri e fisicità, un Balestrero con compiti da, grosso modo, falso nueve. Una mossa della disperazione, ma anche della volontà di voler provare a saltare imprevisti più alti di qualsiasi ostacolo. La mischiata del mazzo, è consistita anche nel sacrificio di Rizzo a beneficio di difensori potenzialmente più incisivi in zona gol come Sorensen e Silvestri oltre che nel tenersi Cisco come carta nascosta. Girata in corsa la carta, il Brescia ha riscoperto quel bel jolly che l’esterno può e sa essere.
Il vantaggio
L’ex Sudtirol, con un destro dall’area piccola che ha trovato una fortunata e microscopica deviazione di Sandon, grazie alla sua prontezza e verve, ha valorizzato il grande lavoro che i suoi compagni avevano svolto prima del suo ingresso in campo. Senza tuttavia riuscire a trovare un modo per scovare una qualche fragilità di un Vicenza presentatosi al Rigamonti in modalità «a noi basta non perdere» che come sempre non ha rubato l’occhio, ma che come sempre - pur non essendo in una grande giornata ed essendo in vena di tanti errori di misura – ha dimostrato come si fa a operare a cuore aperto.
Dopo un tempo, il primo, nel quale ai biancorossi era stata concessa al massimo una ripartenza, si sono ritrovati in vantaggio – in un concorso tra errori e sfortuna – a 20’’ dalla fine della frazione, dentro un recupero di appena un minuto. Cross di Morra, respinta di testa di Pasini, palla sul mancino di Costa perso da Armati e Gori silurato, sul suo palo, da 25 metri circa. Gelo in un Rigamonti che fino a lì nulla aveva potuto eccepire rispetto al comportamento di un Brescia intenso, con la partita in mano, ma incapace di sfondare davvero segnalandosi davanti a Gagno con una girata da Balestrero e con una conclusione di Di Molfetta.
La ripresa
Era già bello così: era già bello vedere un Brescia capace di starci dentro col Vicenza facendosi addirittura preferire seppur dentro binari di equilibrio. Ma nel secondo tempo è andata anche meglio. Il Brescia furioso, voleva almeno il pari. E per questo, dopo un’occasione sull’asse De Maria-Balestrero, s’è esposto a qualche rischio in più. Soffrendo qualcosa in più. Ma proprio nel momento maggiormente complicato (con Rauti a sfiorare), c’è «Cisco che» (cit. 883, Rotta per casa di Dio) in combinata con De Maria e in campo da poco più di 10’ nei quali aveva già alimentato la fiamma, ha trovato il sacrosanto pari.
Rianimando i presenti e chiamando a inseguire il sogno di ribaltarla. Una visione che si era materializzata al 32’: conclusione di De Maria, parata di Gagno e gol di Cazzadori. Viziato però da un fuorigioco di Balestrero. Gol annullato e confermato non valido dopo la review chiesta da un indiavolato Brescia che Diana ha mandato avanti compiendo la (rischiosa) scelta di non effettuare altri cambi oltre all’avvicendamento Armati-Cisco. Eppure, si è chiuso correndo (subendo un paio di sortite avversaria: su Costa e Cavion bravo Gori) e provandoci. Cosa sono 10 punti? Una doppia cifra che spiega il peso delle assenze. Ora la Coppa Italia, poi il Cittadella in fiore con le sue 7 vittorie di fila. Ci penseremo. Intanto, che orgoglio e che rabbia.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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