Gode il Lumezzane, piange (pure di rabbia) il Brescia dopo il derby

Solo conferme: di vizi e virtù. Nel bene e nel male, anche se con tanti ragionevoli dubbi a contorno. Gode e vola il Lumezzane che si prende punti pesantissimi, che sale al settimo cielo della classifica, che mette il fiocco sulla gloria local. Piange, anche di rabbia, il Brescia che non deve buttare tutto, ma che allo stesso tempo deve rifare tutti i piani in ottica secondo posto, che deve tornare a rimuginare sui propri difetti endemici e che si sente defraudato di qualcosa da un punto di vista arbitrale.
Due volte giustiziere
Il bene contro il male con uno spartiacque chiamato Mattia Iori: che all’andata ferì mortalmente il Brescia su rigore, che al ritorno ha costretto i biancazzurri nuovamente alla dannazione, stavolta su punizione (fallo di Balestrero su Rolando). È accaduto al 13’ della ripresa, con un tiro rasoterra che ha colto Gori impreparato sul suo palo. Forse il portiere ingannato ingannato da un rimbalzo maligno (pessimo il terreno del Saleri), ma insomma.... E ora il Brescia è braccato dal Lecco che lo ha preso al secondo posto pur essendo svantaggiato dagli scontri diretti. Sarà il solito patire e mai morire fino alla fine. Se quello di Iori è stato l’episodio che fa statistica e numeri, va poi raccontato quello che i tabellini non dicono e sono i perché il Brescia recrimina.
In area
Trattasi di due rigori chiesti giocando la card nella prima decina di minuti della ripresa: per l’atterramento di Cisco da parte di Gallea, per un fallo di mano di Moscati nel duello aereo con De Maria. Niente da fare per il signor Totaro e se nella prima circostanza si poteva pensare di soprassedere, il tocco irregolare a braccio largo nel secondo caso, è ben difficile da digerire. Quindi sì: la direzione di gara, l’ennesima da censurare, ha pesato e inciso.
Questione di testa
Eppure non abbastanza, in tutta onestà, per assolvere il Brescia e mettersi via la sconfitta subita col Lumezzane come un incidente di percorso. Ha inciso molto di più l’incapacità di mantenere la testa a posto di fronte al senso di aver subito due ingiustizie da sommare all’inconcludenza sotto porta nel primo tempo e da moltiplicare per il palese calo energetico in una ripresa nella quale, eccettuati i più o meno primi 10’ e gli ultimi 10’, la squadra di Corini non è riuscita – letteralmente – a starci dentro al cospetto del ritorno prepotente, sotto ogni aspetto, di un Lumezzane che nel primo tempo era invece apparso lontano amico del magnifico ensemble orchestrato da un Emanuele Troise portatore sano di qualcosa come 52 punti in 32 panchine.
Figli di una impressionante mentalità di squadra che è una catena unica di reciproci aiuti. Dietro come davanti. Senza dire di «solisti» come a esempio Gallea – micidiale in ogni uno contro uno – e un Caccavo spina nel fianco totale per Sorensen. E laddove Iori ha timbrato, Filigheddu ha conservato al rientro tra i pali da titolare dopo circa 7 mesi: una favoletta fatta in casa. Il Lumezzane è (anche) una squadra felice che ha creato difficoltà agli uomini di Corini in campo aperto esattamente quando questi, preda dell’isteria (una squadra «adulta» reagisce così?) da decisioni arbitrali avverse, hanno prestato il fianco alle avanzate dei valgobbini.
Le occasioni
Bravissimi a leggere i momenti della partita e a cavalcare l’onda post vantaggio andando a colpire due traverse ancora con Iori e poi con Caccavo. Bravissimi, i valgobbini, a reggere l’urto che pure il Brescia ha avuto in un primo tempo col pallino del gioco sempre in mano mentre dall’altra parte si puntava su ripartenze che però non riuscivano mai tra imprecisioni e mille errori negli appoggi: forse a pagare un po’ anche la tensione di una partita vuoi non vuoi sentita.
Nonostante questo, il primo vero squillo era stato rossoblù con Caccavo pronto ad approfittare di un errore bresciano e a liberare un destro all’incrocio: di fronte si è però trovato un gran Gori. Poi al via uno spettacolino d’occasioni costruite da un Brescia che trovava spazi pur contro avversari «di rimessa» tra un pallonetto senza senso di Crespi, uno sbaglio micidiale di Marras a porta sguarnita e un colpo di testa sotto misura di Balestrero pilotato da Cisco sul quale il riflesso di Filigheddu, fino a lì titubante e poi in cattedra, è stato strepitoso.
Un gol di Crespi in verità c’era stato: niente da fare per una posizione di offside. E ci sarebbero da raccontare di tanti altri pericoli vanificati da scelte sbagliate negli ultimi metri. Cose brutte nella ripresa a parte i già menzionati primi 10’: è finito (anche) l’ossigeno, è iniziato il patimento. «Assecondato» da Corini che ha atteso il 77’ per i primi cambi, quattro in blocco. Operazione tanto tardiva quanto discutibile anche se il finale è stato almeno di cuore con Zennaro a chiaamre ancora un intervento top di Filigheddu e Maistrello a dare fastidio. Non abbastanza. C’è chi gode per merito, c’è chi piange per demerito.
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