Il rosso assurdo è anche relativo: il Brescia ritorna secondo

Come un surreality show. Finito in lustrini e paillettes – issati al secondo posto – ma al quale è stato necessario partecipare indossando una tuta da lavoro che non era scontato riuscire a togliersi per andare a fare festa. Un surreality show la cui trama s’è retta su qualcosa di visto e rivisto, ma che non stanca proprio mai: la straordinaria attitudine del Brescia a fare le cose fatte bene – ovvero andare a punti, più spesso a vincere, come ieri – in trasferta. Adesso le vittorie fuori casa sono otto.
L’arbitro
Di visto e rivisto per ò c’è stato anche qualcos’altro: l’ennesima, inaccettabile, direzione di gara non all’altezza. Tanto per essere carini. L’ha fatta grossa il signor Diop ed è a questo punto, che coincide col 6’ della ripresa, che si entra nel campo del surreale. In area c’è un contatto Lamesta-Pinto per il quale la panchina del Brescia ritiene di giocare la card. Risultato? L’arbitro non concede il rigore (che in effetti sembra non esserci), ma anziché andare oltre decide di punire Lamesta con un giallo per inesistente simulazione.
Il tema è che Lamesta era già ammonito: per il rosso più assurdo di sempre. Sbagliata. In tutto questo, in quel momento, il Brescia auto cornuto e auto mazziato a propria insaputa, era avanti. In virtù del gol cotto e mangiato alla prima occasione. Al primo corner anzi, al minuto 9’: De Francesco dalla bandierina, ponte aereo di Silvestri e girata di Crespi deviata da Mazza. Marcatura comunque assegnata al 9 biancazzurro.
I fatti
Un vantaggio solo da difendere? Sì, ma anche no. Perché dopo aver inevitabilmente subito il tentativo di assedio della Giana che tuttavia non ha dato più di tanti grattacapi (predominio assai fine a se stesso e leggerino), alla prima occasione buona, al 34’, il Brescia si è prodotto in una ripartenza con uno svolgimento tutto di prima che ha avuto in Rizzo – subentrato alla grande – un grande uomo assist per l’altrettanto grande inserimento in spaccata di Balestrero. Per lo 0-2 da tutti a casa anche se nel finalissimo, agli sgoccioli, Gori ci ha messo del buono di suo per evitare che la partita si riaprisse pericolosamente.
La solidità
Il succo è che il Brescia se l’è portata via certificando che la solidità mentale e quella difensiva sono la sua cifra. Una cifra ieri esaltata anche dall’importanza di avere finalmente un 9 di un certo tipo là davanti (vale per Crespi, ma anche Vido da subentrato ha fatto il suo).
Una cifra che ha dovuto resistere anche a un altro accadimento surreale: l’infortunio alla vigilia del penultimo arrivato Mallamo a penalizzare ancora un centrocampo ancora contato, ma che ieri ha dato un saggio di equilibrio e personalità nei suoi interpreti De Francesco, Balestrero (in grande crescita) e Lamesta (mancherà a Novara).
L’equilibrio
Era stato il leit motiv di un primo tempo sbloccato come già raccontato alla prima circostanza, ma in generale trascorso perlopiù ora in controllo ora a concedere un po’ troppo l’iniziativa (anche qui fine a se stessa, con Gori impensierito solo subito dopo il gol del vantaggio con una doppia parata nella stessa azione) a padroni di casa sempre veloci, anche a ricompattarsi, e sempre attenti a non lasciare spazi. E anche in quelli minimi, per mancanza di una spolverata di qualità nei momenti in cui riusciva a essere più aggressivo e convinto, il Brescia ha fatto fatica a inserirsi.
Il secondo tempo è iniziato come è iniziato costringendo Corini, tatticamente ineccepibile dalla A alla Z della partita, a sacrificare Cazzadori per l’ottimo Rizzo (prima dell’assist si è visto anche al tiro con un «giro» di poco alto sulla traversa) e disponendo i suoi secondo un 4-4-1. Ripieno di cuore, durezza e voglia di essere tutti utili e in tutti i modi. Tutto surreale, ma vero: ballando alla fine sotto la pioggia con 800.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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