Brescia, nuove certezze dopo la vittoria sullo Spezia: ora lo sprint

Il muro e l’ariete. Luca Lezzerini e Gennaro Borrelli. Con queste due armi (im)proprie il Brescia ha forzato una partita, i relativi episodi e anche il destino. Quello che sarebbe potuto sfuggire, quello che Bisoli e compagni sono riusciti a tenersi saldamente in mano, con la presa forte, da tenuta col grip. Visti i risultati di ieri e con un turno che deve ancora completarsi, cosa sarebbe successo se il Brescia non si fosse riappropriato di nuova fiducia e consapevolezza? Meglio non pensarci perché se il Brescia (+1 sui play out, + 2 sul terz’ultimo posto) ha sparigliato le carte, lo stesso è riuscito a fare il Mantova con uno squillo che già scalda la sfida diretta di sabato al Rigamonti. E non è ancora finita con Carrarese e Salernitana in campo oggi…
Segnale forte
Meglio non pensarci: casomai è giusto focalizzarsi su come la squadra di Rolando Maran sia stata capace, all’improvviso, di rimettersi in carreggiata con credibilità. Lanciando quel segnale forte dal quale non si poteva prescindere per fare in modo che anche da fuori si tornasse a rimettere in circolo linfa vitale. La strada verso la salvezza era lunga prima della trasferta al «Picco» e lunga resta ipotizzando che sarà 44 la quota punti che consentirà di dormire sereni. Il Brescia col trolley - le ultime tre vittorie sono state tutte fuori casa - è tornato a colpire e ci è riuscito riproponendosi su livelli che parevano perduti.
Ingredienti
Prima di tutto, si sono riviste compattezza e unità d’intenti. L’impegno non era mai mancato, nemmeno nelle peggiori sconfitte, e questo era chiaro a tutti: ma mancava quell’aura da gruppo speciale quale il Brescia era diventato lo scorso anno e che è stato fino alla primissima tranche di questa stagione prima di farsi fiaccare da traversie ed eventi che lo hanno fiaccato e risucchiato in una spirale nera. Al «Picco», risultato (essenziale) a parte, si è visto innegabilmente un Brescia diverso che non a caso è riuscito a tirare fuori quelle cose che Maran intravedeva, ma non riusciva mai a far affiorare.
Fiducia

«Mi sembrava di predicare nel deserto» ha detto venerdì sera un tecnico che non percepivamo così rasserenato e in fiducia da tantissimo tempo. La gara in Liguria ha restituito una certa forza anche all’allenatore che col gruppo ha fatto quadrato in due settimane di sosta che sono servite più «spiritualmente» che altro. «Abbiamo cercato di affrontare le cose che non andavano bene» ha ammesso l’uomo partita Gennaro Borrelli. E che il tempo della pausa sia servito per un «ravvedimento operoso» collettivo è stato evidente nei fatti. Per un gran sospiro di sollievo. Accompagnato dal ritorno al gol di Borrelli 53 giorni dopo, dalla conferma che Lezzerini ha saputo diventare l’«uomo in più» che nei mesi più difficili ha saputo essere costante e ha portato punti, dal rientro molto convincente di Andrea Cistana in una linea difensiva che ha dato solo certezze.
Episodi
E se lo Spezia, la squadra che più segna da ferma non ha tradotto in gol nemmeno uno dei 15 corner calciati, non c’è stato solo il demerito dei casalinghi. Sono girati bene anche gli episodi. Ma è sempre così: ti gira bene se innanzitutto ti predisponi a fartela girare bene. E questo è un bel punto (anzi sono 3 punti, esclamativi) di ripartenza insieme alla considerazione che aver ritrovato la squadra al centro del villaggio è stata la più bella riscoperta. E deve essere il preludio alla riconquista di Mompiano: vincere col Mantova vorrebbe dire ritrovarsi a metà, abbondante, dell’opera. Non farlo, guai ora ad abbassare concentrazione e tensione, significherebbe ritrovarsi ancora stritolati negli infernali meccanismi della serie B. Ma i condizionali, stanno a zero, contano le certezze: quelle che il Brescia ha appena ritrovato. Tra muri e arieti. Con i muri e con gli arieti.
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