Così sì. Un grande, grandissimo sì. Gigante, come la vittoria – mostruosa – che il Brescia, contro pronostico, è andato a prendersi in casa di uno Spezia che di fatto ci ha praticamente rimesso la promozione diretta. Un ritorno all’alto godimento quello del Brescia (+2 sui play out in attesa degli altri risultati) figlio di personalità, carattere, pragmatismo, sofferenza (paradossalmente soprattutto con l’uomo in più), organizzazione e – perché no – pure di un piano gara lucido e perfettamente riuscito. È stato tutto bello. Il risultato, naturalmente, la cosa più bella di tutte. E non potrebbe che essere così per una squadra a rischio asfissia.
Tabù infranti
Quel risultato – vedi l’elenco degli ingredienti di cui sopra – che non è stato affatto casuale e questo è il vero segnale dei segnali, per andare alla riscossa e correre davvero a pieno titolo nella maratona salvezza. Il Brescia ha vinto prima di tutto su se stesso, con se stesso. E, già che è stata sfatata una legge dei grandi numeri in tema di vittorie – l’ultima prima di quella di ieri e nelle precedenti 18 era stata il 2 febbraio a Carrara –, è saltato anche il tabù Borrelli, che su azione non segnava dal 6 ottobre scorso e che in assoluto non andava in rete, pure lui, dalla già menzionata trasferta in Toscana. Ha deciso Genny nello splendido rinnovato Picco, dall’atmosfera rovinata dall’inqualificabile atteggiamento degli ultras di casa, prima in silenzio per 8 minuti e poi autori di un reiterato lancio di petardi e fumogeni.




