Calcio

Pasini e gli imprenditori: il progetto Brescia può accelerare

L’idea di una grande cordata per le rondinelle intriga anche Aldo Bonomi: «Se noi ci saremo? Vedremo in futuro»
L'imprenditore Giuseppe Pasini - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it
L'imprenditore Giuseppe Pasini - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it
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Il tema è caldo anche tra le curve della Mille Miglia. «E il Brescia?». È questa la domanda ricorrente tra gli equipaggi in corsa che rientra oggi in città. Il futuro del club tiene banco durante la gara e Aldo Bonomi, presidente dell’Aci Brescia, questa volta, rispetto al passato, non tiene a distanza il tema. L’idea di una grande cordata per le rondinelle lo intriga e il sorriso che sfodera quando si parla di Brescia Calcio fa capire l’aria nuova che c’è attorno alla possibile nuova squadra della città. Che nascerebbe dal «trasloco» della FeralpiSalò all’ombra del Cidneo.

Le sensazioni

Aldo Bonomi, presidente di Aci Brescia - Foto New Reporter Favretto/Checchi © www.giornaledibrescia.it
Aldo Bonomi, presidente di Aci Brescia - Foto New Reporter Favretto/Checchi © www.giornaledibrescia.it

«Sono fiducioso del fatto che attraverso l’aiuto di Pasini e la capacità sua e di altri imprenditori si possa ripartire», dice convinto Bonomi che a metà della prossima settimana dovrebbe avere un faccia a faccia proprio con Giuseppe Pasini, l’industriale capofila del progetto per rilanciare il calcio in città dopo che Cellino ha mandato in fumo 114 anni di storia. «Se noi Bonomi ci saremo? Il vero tifoso è mio fratello Carlo e vedremo in futuro. Dico solo che io sono convinto che Brescia troverà nel prossimo futuro la forza giusta che serve per la rinascita» sono le parole di Aldo Bonomi, ben consapevole che ora è il momento di mettere sul tavolo tutte le carte per avere il quadro più chiaro possibile.

Nelle pieghe

Il piano di Pasini – rientrato ieri dall’estero e che comunque quotidianamente con i suoi collaboratori ha parlato del Brescia che ha in mente – sarebbe chiaro: avere attorno a sé un gruppo di quattro-cinque industriali per formare lo zoccolo duro della stanza dei bottoni del club. Soci – con industriali di primo piano, e la famiglia Bonomi rappresenta una delle eccellenze del territorio – in un’avventura che sarebbe quindi tutta bresciana. Poi ecco un secondo livello con sponsor, amici finanziatori, medio-piccoli investitori: i sondaggi, che si parli di primo o di secondo livello, sono proseguiti anche durante la Mille Miglia e quindi sull’asse Roma-Brescia. Il tutto con un assist da Palazzo Loggia sul tema stadio, perché la partita per l’imprenditoria bresciana può essere doppia: sia sportiva sia infrastrutturale visto che l’idea potrebbe essere poi quella di dare alla città quell’impianto che da decenni sogna.

Lo stadio Mario Rigamonti - Foto New Reporter Zanardelli © www.giornaledibrescia.it
Lo stadio Mario Rigamonti - Foto New Reporter Zanardelli © www.giornaledibrescia.it

Il modello Lumezzane

Il pensiero però, se si pensa ad un gruppo di imprenditori pronti a credere in un progetto, va al Lumezzane di un tempo, quello di cui i Bonomi sono stati al vertice sfiorando la promozione in Serie B. «Rispetto a quel modello gli interessi sono molto diversi e anche la visibilità è diversa. Fare calcio a Brescia significa andare a un livello superiore. Lumezzane è un paese dove tutti noi siamo veramente stati partecipi di un qualcosa, ma perché rappresentiamo una comunità un po’ a parte. È difficile replicare quel modello altrove. Credo però – chiude Aldo Bonomi lungo il percorso della Mille Miglia – che si possa fare qualcosa anche a Brescia. Non uguale a quell’esperienza, perché gli interessi sono diversi, ma comunque una struttura forte».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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