Ci sono storie che si scrivono ancora prima che inizino. Sono le storie di coloro che avrebbero qualcosa da raccontare a prescindere. Figuriamoci poi se hanno anche un talento gigantesco che s’abbina a una personalità non convenzionale. Michael Olise, la vera rivelazione di questo Mondiale – a meno di voler considerare rivelazione Leo Messi perché all’età che ha sa ancora essere decisivo e pure commuoversi – ha tutto e anche di più. Di uno così, ai tempi dell’oratorio, avremmo detto: «Ma dove è stato trovato, nelle patatine?». Come le sorprese.
Le origini
Il classe 2001 del Bayern Monaco – col quale ha chiuso una stagione da record con 22 gol e 31 assist in 51 partite – è effettivamente sorprendente. Papà nigeriano, mamma franco-algerina, nato e cresciuto a Londra, formatosi: uno straordinario meltin’-pot culturale che più figlio dei tempi di così non potrebbe essere.
In Francia non ha mai abitato: «Ma mi sento francese» disse un giorno, da piccolo. Da allora – carattere e personalità affatto comuni – non ha mai più cambiato idea: il regalo più prezioso e insperato (con tutto un dibattito politico e un controno sociologico annessi) per i Bleus. Una scornata tremenda invece per l’Inghilterra che non si accorse di lui che 5 anni fa, quando giocava in Championship con il Reading. Sarebbe già un bel film così. Ma c’è quel di più. Il modernissimo Olise interpreta sul campo il super vintage ruolo del trequartista.
Ruolo vintage
Quello purissimo, quello che nell’immaginario comune rappresenta il giocatore «incompreso», la croce e delizia per ogni squadra, tifoso, allenatore. Quello che a forza di «dove lo metto?» è quasi sparito dai radar. Olise – un 10 che gioca con la 11 – comprende però talmente bene la sua classe, la sua visione, la sua velocità di pensiero e azione, che capirlo è facile per tutti: arte cristallina e in più con i sottotitoli. Con il 25enne francese «per caso», o per scelta, si torna in qualche modo nella belle epoque del calcio, quando la vita era più facile e si potevano mangiare anche le fragole (cit. Vasco Rossi). Quando i giocatori facevano sognare. Olise ci dice che non tutto è ancora perduto e che il meltin’pot può essere anche calcistico: si può essere modernissimi con l’animo antico.




