L’investitura e il fuoco incrociato: così Pirlo finisce nel tornado

La nomina a ct azzurro è a forte rischio, tirato in ballo anche il ruolo di testimonial «russo»
Fabio Tonesi

Fabio Tonesi

Giornalista

Andrea Pirlo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Andrea Pirlo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

L’affare Andrea Pirlo ct dell’Italia assomiglia ad un giro sulle montagne russe. Solo che sulle montagne russe solitamente ci si diverte e qui l’impressione è che nessuno stia traendo giovamento dalla vicenda: né il nuovo corso della Figc, finito subito in un tornado; né i tifosi, già scottati da tre mancate partecipazioni ai Mondiali; né tanto meno lo stesso Maestro di Flero, risucchiato nel vortice della polemica in meno di 48 ore. Non esattamente per proprie colpe, se non quella di essere entrato su questa giostra avendo in tasca monete... russe.

Percorso

Quello che doveva essere il weekend dell’annuncio ufficiale si è trasformato nel fine settimana dell’assurdo. È iniziato formalmente giovedì sera, quando il nuovo ticket tecnico azzurro formato dal duo Paolo Maldini-Leonardo ha confermato la trattativa con Pep Guardiola, naufragata però l’indomani con il preventivabile «no» del guru catalano. A quel punto dt e advisor sono andati dritti su Andrea Pirlo, anche scavalcando le volontà del neo presidente federale Giovanni Malagò, che si era speso in prima persona per un ritorno di Roberto Mancini sulla panchina azzurra.

Senza più la flebile speranza di affidarsi alle cure di Guardiola, a quel punto il Genietto – ancora formalmente sotto contratto con gli emiratini dello United Fc, che ha guidato anche ieri in panchina nell’amichevole contro il Salisburgo – era di fatto già considerato il ct in pectore.

Giovanni Malagò e Paolo Maldini - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giovanni Malagò e Paolo Maldini - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Se la risposta dell’opinione pubblica fosse stata fredda, sarebbe stato meglio. Il sentimento generale verso Pirlo è stato piuttosto riottoso, per non dire contrario. Tanto che tra sabato e ieri sono iniziati a sorgere i dubbi e l’ex fantasista classe 1979 ha incominciato ad allontanarsi pian piano dalla panchina più scomoda dello Stivale.

In molti hanno eccepito sul curriculum non certo di grido del Pirlo allenatore (Coppa Italia e Supercoppa vinte con la Juve, ma anche i flop in Turchia e con la Sampdoria). Il pretesto però è stato il ruolo di global ambassador che Pirlo ricopre per l’agenzia di scommesse russa Fonbet, in cui ha notevoli interessi l’oligarca Sergey Lomakin, presidente della squadra che il bresciano allena a Dubai.

Accuse

I rumor dicono che lo stesso Pirlo, nel ritiro austriaco, sta vivendo con nervosismo la vicenda per quelle che ritiene accuse strumentali.

Mettiamoci anche che nel frattempo Malagò stesso ha provato a rilanciare il proprio cavallo Mancini, rischiando di incrinare i rapporti con Maldini. E la Lega di serie A ha cercato di far ripartire la candidatura di Antonio Conte (pure meno compatibile con Maldini), dopo aver messo il veto su una riconferma di Silvio Baldini, reo di aver apostrofato come «lestofanti» quelli che governano il pallone italiano. E le bocciature arrivate dal mondo politico – dal presidente del Senato La Russa a Mauro Berruto, giusto per citarne un paio – di certo non fanno il gioco del Maestro bresciano.

Che aspetta, mentre all’orizzonte si stagliano anche le candidature di Stefano Pioli e Raffaele Palladino, giusto per aggiungere pathos ad una telenovela in pieno stile italico. Ci sarà un colpo di teatro o l’epilogo sorriderà ancora ad Andrea da Flero? Non si sa più cosa aspettarsi. Di certo, l’impressione è che proprio nessuno si stia divertendo sulle montagne russe del luna park azzurro.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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