Pasini capofila di un progetto aperto ad altri investitori, che assicuri al Brescia la permanenza tra i professionisti. L’orizzonte è questo. I tempi sono stretti, ma l’apertura registrata lunedì in Loggia è una schiarita nel cielo plumbeo sopra le rondinelle. Ripartire dalla serie C sembrava un incubo appena un mese fa, oggi è diventata una speranza. La percezione si è ribaltata. Ma pure un passo indietro, a volte, può essere il preludio a qualcosa di molto grande. Lo testimonia la storia. Anche quella più recente.
Il Napoli di De Laurentiis

Il caso più eclatante è certamente questo: nel luglio del 2004 il Napoli, dopo 78 anni di storia, venne dichiarato fallito. Aurelio De Laurentiis rilevò il titolo sportivo dalla curatela fallimentare del tribunale del capoluogo campano. Accettò di ripartire con la denominazione «Napoli Soccer» (quella originale venne recuperata nel 2006) dalla serie C1, osteggiata da Luciano Gaucci, che puntava al ripescaggio in B. In corsa c’era pure quel Giampaolo Pozzo che per quasi quarant’anni ha guidato l’Udinese, ceduta poche settimane fa a un fondo statunitense. De Laurentiis si presentò da outsider, digiuno di calcio e dei suoi rapporti di forza politici. Sino ad allora si era occupato soltanto di cinema. Con lui il Napoli conquistò la serie A in soli tre anni (nel 2007) e non la lasciò più. Da allora ha affastellato gettoni nelle competizioni europee e, soprattutto, due scudetti. Per il Brescia è questo l’esempio più virtuoso.




