Ha preso il testimone del Brescia Calcio da Franco Baribbi, lo ha tenuto un anno per poi passarlo nelle mani di Gino Corioni tramite Claudio Cremonesi. La stagione in cui Luciano Ravelli, imprenditore di Lograto scomparso ieri all’eta di 87 anni, è stato sotto i riflettori biancazzurri con la carica di presidente è la 1989-1990. Non facilissima dal punto di vista ambientale (l’onda lunga della contestazione travolse infatti anche lui), non felicissima dal punto di vista dei risultati, ma senza dubbio ricca di spunti e scelte sorprendenti in campo e fuori.
Il cammino
Ravelli si avvicina al Brescia arrivando in dirigenza nell’era Baribbi: il calcio gli piace, lo appassiona e quando proprio Baribbi decide di passare la mano tocca a lui entrare direttamente in scena. Lo fa prendendo Riccardo Sogliano a cui affida l’intera gestione sportiva, avallando poi la scelta non poco rischiosa, certamente interessante, di portare in panchina un tecnico giovane ed emergente, legato a doppio filo alla filosofia di Sacchi: Franco Varrella. Il quale però non ha ancora il patentino da allenatore e così gli viene affiancato Sergio Cozzi. Un po’ come accadrà poco dopo con la coppia Lucescu-Moro.
Salutano giocatori come Zoratto e Bonometti, viene data fiducia a giovani come Corini e Luzardi, arrivano pedine del calibro di Nappi e Pierleoni che però al mercato autunnale (esisteva ancora...) salutano: un addio che dalla piazza viene decisamente maldigerito.
Il colpo

Ravelli lo piazza convincendo Sandro Altobelli a chiudere la carriera con la maglia del Brescia. «Ricordo che venni contattato da Sogliano - racconta oggi Spillo - e andai a Lograto, a casa di Ravelli, a firmare il contratto. Ci teneva tantissimo e trovammo l’accordo in pochi minuti. Era appassionato di sport (nel 1975 fondò e fu presidente del Team 75 Lograto di basket, ndr) e anche un grande tifoso del Brescia».
La trovata

Dopo aver chiuso l’accordo con Spillo, Ravelli si adopera anche per trovare uno sponsor che possa rendere a livello economico. Il suo marchio di abbigliamento, Watergate, è già stato sulle maglie, vuole qualcosa di più. Ma non c’è nulla per cui valga veramente la pena.
E allora ecco il colpo ad effetto che diventa anche mediatico (e si parla del 1989...): «Mettiamo l’Unicef. Piuttosto che svendere la nostra immagine con sponsor che non ci offrono quello che pensiamo di valere in quanto storica società calcistica, facciamo beneficenza», il pensiero del presidente espresso agli altri dirigenti. Ravelli d’altronde è una persona sensibile, un uomo di grande fede e in qualche modo lungimirante: basti pensare che nel 2006 il Barcellona fece la stessa scelta del Brescia.
Tornando all’annata calcistica, nonostante gli arrivi di Zanoncelli e Masolini la stagione, iniziata bene, diventa piuttosto anonima e la curva passa presto dai mugugni alla contestazione. E intanto da Bologna si fanno sempre più insistenti le voci di un arrivo all’ombra del Cidneo di Gino Corioni, che diventano presto realtà con Cremonesi «traghettatore» nel 1990. E Ravelli esce così di scena.
Un ricordo e un abbraccio alla famiglia sono arrivati dal presidente dell’Union Brescia Giuseppe Pasini e da tutta la società. Luciano Ravelli lascia la moglie Paola, i figli Flavio, Luca e Mara. Oggi alle 19.30 è in programma la veglia, i funerali si terranno domani alle 15 nella chiesa parrocchiale di Lograto.




