Dickmann: «Brescia, dirti addio fece male. Che sogno l’Europa a Creta»

L’ex biancazzurro ha già vinto una Supercoppa con l’Ofī e ieri ha giocato in Europa League: «Qui vivono il calcio in modo più spensierato. Il gesto di fair play con Oukhadda racconta chi sono, resto tifoso dell’Union. Che forza Verreth: gli voglio bene e ci sentiamo ancora»
Luca Chiarini

Luca Chiarini

Giornalista

La gioia di Dickmann dopo il gol in Europa League al Cska - Ofī Creta Fc
La gioia di Dickmann dopo il gol in Europa League al Cska - Ofī Creta Fc

Più di qualcuno attribuisce allo scrittore americano Henry Miller questa frase: «Ci vuole una vita per scoprire la Grecia, ma basta un istante per innamorarsene». Nel suo «Colosso di Marussi», un diario di viaggio del suo soggiorno in terra ellenica, quest’inciso in realtà non appare mai. È una parafrasi un po’ creativa che si è ormai calcificata nelle convinzioni comuni dei greci. Lorenzo Dickmann, azzardiamo, la condivide.

Pochi mesi fa è retrocesso con il Bari, un anno prima si era salvato (da protagonista) con il Brescia, ma il coup de théâtre di Cellino l’ha privato materialmente di quella conquista. Oggi vive una favola a Creta, con l’Ofī: ha già vinto una Supercoppa trasformando uno dei rigori decisivi, ieri ha vinto la prima partita della fase campionato di Europa League contro l’Hoffenheim, dopo aver battuto per due volte ai play off (e segnando all’andata) il Cska Sofia dell’ex interista Stefano Sensi.

Lorenzo, niente male come inizio.

«Per nulla. E mi sto ambientando in fretta».

Come si sta a Creta? Ci sono posti peggiori in cui vivere.

«Fin qui è stato tutto magnifico, io e la mia famiglia stiamo veramente bene. Vedremo con l’inverno, siamo ancora in piena stagione turistica. Però l’isola è grande e popolosa. Chi la conosce bene mi assicura che non si svuota quando le temperature si abbassano».

Esordio in Europa e un trofeo in tasca: gliel’avessero detto un anno fa?

«Non ci avrei creduto. Non me l’aspettavo, anche se ero al corrente da un po’ dell’interesse dell’Ofī. La Supercoppa vinta in quel modo è stata incredibile. Ero arrivato da tre o quattro giorni, non sapevo nemmeno da che parte girarmi. Eppure...».

Eppure è subentrato, siete andati ai rigori e ha trasformato il suo.

«Proprio così. Ma è stato emozionante anche passare il turno con il Cska, una squadra forte. Giocare in Europa è una grande opportunità. Peraltro, una volta chiuso l’accordo con l’Ofī, avevo la certezza che l’avrei fatto. In caso di sconfitta nel preliminare saremmo retrocessi in Conference».

Invece si gioca l’Europa League. Qual è la sfida che la affascina di più?

«Affronteremo il Benfica a Lisbona, abbiamo avuto l’Hoffenheim in casa e ospiteremo pure il Bayer Leverkusen. Ce ne sono tante, non voglio fare torti a nessuno».

Lei tifa Milan e non l’ha mai nascosto, magari lo incrocerà più avanti.

«La mia speranza era incontrarlo nella fase campionato. Ora sarà più complicato, ma ci proviamo. Resto un tifoso rossonero, questo è fuor di dubbio».

Dickmann nel match d'andata con il Cska Sofia - Foto Epa/Nikos Chalkiadakis © www.giornaledibrescia.it
Dickmann nel match d'andata con il Cska Sofia - Foto Epa/Nikos Chalkiadakis © www.giornaledibrescia.it

Qual è il livello del campionato greco, invece?

«Gli italiani hanno sempre un certo grado di chiusura mentale verso le leghe meno conosciute. Io per primo, considerando che affronto la prima esperienza all’estero a trent’anni (li compirà tra poco, il 24 settembre, ndr). In realtà, confrontandomi anche con qualche compagno che conosce il campionato da più tempo di me, il livello è tutt’altro che basso. Quattro squadre partecipano alle competizioni europee, l’Aek Atene ha vinto all’esordio in Champions League. C’è sicuramente competizione. E rispetto all’Italia si vive una realtà diversa».

In che senso?

«Più che all’aspetto tattico mi riferisco alla mentalità, all’approccio che c’è fuori dal campo. Non ho ancora capito se sia effettivamente così o se aver cambiato Paese abbia modificato anche la mia prospettiva. Sta di fatto che percepisco meno pressione. Un modo di vivere il calcio più leggero e spensierato».

A un calciatore non può che far piacere.

«Le faccio questo esempio: arrivo e giochiamo subito la Supercoppa, un trofeo che questo club non aveva mai vinto. Ti aspetti che ci sia grande tensione, ma non è così. Erano tutti molto concentrati, ma l’abbiamo vissuta senza il sovraccarico di emozioni che in Italia ci sarebbe sicuramente stato».

È anche per questo che ha scelto di trasferirsi in Grecia?

«Mi sono sentito desiderato. Sapevo che avrei giocato l’Europa. A Bari avevo un anno di contratto, non me ne sarei andato a prescindere, ma solo davanti all’occasione giusta. Dopo qualche riflessione ho detto a mia moglie: “Proviamoci”. Spero che tutto prosegua nel miglior modo possibile, ma ad oggi sono davvero contento della decisione che ho preso».

Un anno fa, invece, viveva anche lei l’incubo della mancata retrocessione del Brescia.

«Dopo una stagione tribolata riuscimmo a salvarci. Un traguardo raggiunto sul campo e giustamente festeggiato. Ero già in vacanza. Martina, mia moglie, si avvicinò e mi mostrò il telefono. Lessi di punti sottratti e retrocessione. Trasecolai e mi chiesi come fosse possibile. La vissi molto male, perché a Brescia mi ero ormai ambientato alla grande».

Sa che da queste parti si ricorda ancora il suo gesto di fair play contro il Modena nel 2024? Oukhadda si fa male, lei potrebbe involarsi per chiudere la partita, ma preferisce mettere fuori il pallone.

«Eravamo in vantaggio di un solo gol e mancavano cinque minuti al novantesimo. Nello spogliatoio mi presi anche qualche insulto, ovviamente in tono scherzoso. Ma non mi fossi fermato mi sarei sentito in colpa. Il regolamento prevede che tu prosegua finché l’arbitro non fischia, e molti probabilmente non si sarebbero fermati. Io sono fatto così. E i miei compagni me l’hanno ripetuto allo sfinimento: “Era impensabile che tu ti comportassi in maniera diversa”».

A proposito di compagni, l’anno scorso a Bari eravate tanti ex Brescia: lei, Cistana, Moncini. E Verreth, che in Puglia visse la tragedia della scomparsa del figlio. Le capita ancora di sentirlo?

«Certo, l’ultima volta pochi giorni fa. L’ho videochiamato per chiedergli come stesse andando la nuova avventura, visto che anche lui quest’estate si è trasferito: gioca a Bucarest, alla Dinamo. Ha una forza incredibile e un’intelligenza fuori dal comune: gli è bastato un anno per imparare l’italiano. Gli voglio bene, noi abbiamo cercato di stargli vicino e mi fa piacere che pian piano si stia riprendendo».

Dickmann con la maglia del Brescia - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Dickmann con la maglia del Brescia - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Fu lui, peraltro, ha segnare l’ultimo gol di quel Brescia. Lei resta tifoso anche ora che c’è l’Union?

«Assolutamente. Sbircio tutti i risultati delle mie ex squadre, anche quelli del Bari. Già lo scorso anno sono andati ad un passo dalla promozione, in questa stagione ci sono tutti i presupposti per raggiungere l’obiettivo. Guai però a sottovalutare la C, anche questo è un girone complicato. Ma loro possono senz’altro farcela».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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