La rivoluzione bianca del Brescia è cominciata dentro la testa

Un bravo leader è colui che deve essere prima di tutto pratico e realista, ma allo stesso tempo deve saper parlare la lingua dei sognatori. Eugenio Corini si è posto così nello spogliatoio del Brescia e per questo ha ottenuto subito fiducia che per chi vuol essere leader, e non solo capo, è davvero tutto: ha preso un gruppo di ragazzi un po’ in balìa degli eventi, e li ha compattati. È inziata in questo modo la rivoluzione bianca del Brescia: prima le teste, poi i concetti di gioco. Pochi, semplici e chiari. C’era bisogno innanzitutto di fare un poco d’ordine dopo un periodo di sballottamenti anche tattici che progressivamente avevano portato al lento, ma inesorabile deragliamento di Inzaghi.
Rivoluzione bianca
Lo ripetiamo: guai a buttare a mare e rinnegare tutto ciò che c’è stato prima per affermare che adesso è tutto bello; il presente è sempre figlio dello ieri e ciò che c’è stato un senso lo ha avuto. Adesso tuttavia c’è spazio per pensare solo all’oggi e alle nuove speranze di gloria che il Brescia s’è regalato nella combinata del successo sul Vicenza e di altri favorevoli risultati. Spezzato il digiuno di vittorie che durava da 33 giorni, domani ci sarà da provare a forzare anche i numeri da trasferta dove il Brescia, che detiene pur sempre il record stagionale di punti fuori casa (32: 2 secchi di media a gara), non trova il successo dal blitz di Crotone del 16 febbraio.
La condizione
Prima le teste, poi i concetti di gioco, ma anche i corpi: Corini e il suo staff ci hanno dato dentro anche a livello atletico specie nella prima settimana del loro insediamento. I carichi pesano - un po’ s’è visto anche nel secondo tempo col Vicenza e forse col senno di poi anche nella poca precisione sotto porta - e s’è deciso di correre il rischio di non essere «a cento» subito per poi volare nel rush finalissimo. Un rischio calcolato e che andava preso nell’ottica del provare a raccogliere l’uovo oggi, ma con l’eventualità di doversi trovare a inseguire la gallina domani: perché il leader sogna e aiuta a sognare, ma appunto ha il dovere di essere anche pratico e pensare che tutto potrebbe andare a risolversi anche all’extra time dei play off. La partita col Vicenza ha restituito una squadra tornata consapevole dei propri pregi, incanalati in un disegno tattico riconoscibile. Non è stato tutto oro puro (tante occasioni, vere o potenziali, ma due gol su calci piazzati), ma tanto oro c’è stato a partire dalla sensazione che se il Brescia impara a gestire le proprie emozioni, non ha di che temere. Quante volte abbiamo detto che in questo campionato l’avversario più feroce del Brescia è stato il Brescia stesso? Certo il Vicenza è il Vicenza (ma appunto, è stato fatto quel che va fatto contro squadre di rango inferiore: si aggredisce, si ferisce, si finisce e poi si gestisce), domani a Pisa, contro una big reduce da un ko disastroso e ancor più assetata, sarà tutto un altro film e soprattutto sarà (stavolta si può dire) una finale. La notizia è che il Brescia tornato padrone della sua testa non ha paura di affrontarla.
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