Baggio: «Corioni lo ricordo ogni giorno in preghiera»

Hagi, Calori, Matuzalem, Toni, Appiah, Galli, Dainelli, Sereni, Seric, Bachini, Pirlo, Srnicek, Diana, Raducioiu, Bonera, Tare. È lunga, lunghissima, la lista dei campioni già tali o che tali sarebbero poi diventati nati, sbocciati, affermatisi o rifinitisi nel, dal e con il Brescia di Gino Corioni, che tra i tecnici ha avuto allenatori come Lucescu e Mazzone.
Abbiamo fornito alcuni nomi a titolo esclusivamente esemplificativo. E poi però ci siamo fermati: nel timore di fare un torto a qualcuno. Il torto non lo facciamo però a nessuno se su tutti mettiamo loro due: Roberto Baggio e Pep Guardiola. Loro, hanno reso eterno il Brescia, i suoi colori e i suoi simboli. Quei due: icone col mondo, e in un caso anche un pallone d’oro, in bacheca. Loro che quando passarono di qua erano già «loro».
Il tocco di campana anche per Mazzone

A entrambi però, anche se ancora non lo sapevano, mancava ancora un tassello: scoprire cosa volesse dire essere eroi in provincia, far scoprire alla provincia l’umiltà dei campioni. Sentirsi amati, coccolati, protetti e trattati come figli da un datore di lavoro. «Ricordo il presidente – ci ha scritto Baggio – ogni giorno, durante le mie preghiere. Nel buddhismo della Soka Gakkai suoniamo un tocco di campana per ogni persona a noi cara che non c’è più. Ed io ogni giorno suono un tocco di campana per lui. E per Carlo Mazzone».
Quanto a Pep Guardiola, l’omaggio a Corioni è in ogni suo blitz bresciano. Quando arriva non manca mai di contattare la famiglia e di ritagliarsi uno spazio per un incontro. È accaduto anche un paio di settimane fa quando con alcuni membri della famiglia, tra figli e nipoti di Gino, ha organizzato una cena.
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