Un lungo applauso, poi un profondo silenzio ha accompagnato la bara di Sandro Mazzola nel piazzale della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.
Centinaia di tifosi hanno dato l’ultimo saluto alla bandiera nerazzurra. Sulla bara la maglia numero 8 con cui Sandrino vinse tutto «e cambiò il calcio con la Grande Inter», ha ricordato Beppe Marotta. La commozione, il raccoglimento e il rispetto sono stati massimi. Se n’è andato l’uomo, ma sono rimasti esempio, valori, ricordi di imprese sportive per lui che «aveva capito come appartenenza non sia catene, ma libertà», come ha raccontato il presidente nerazzurro al termine del funerale.

Commozione
C’è stato l’abbraccio dell’Inter di oggi - con Marotta, appunto, Javier Zanetti, Baccin - e di ieri nella toccante lettera di Massimo Moratti, letta al termine della funzione. Il presidente del triplete non ha potuto prendere la parola nella basilica, ma il suo saluto è stato quello di un amico: «Raggiungi gli altri campioni della Grande Inter del cui prestigio godiamo ancora oggi. Troverai la pace dopo una vita tanto intensa, noi non ti scorderemo mai».
Non sono mancati molti ex campioni: Cordoba e Cambiasso, ma anche Toldo e Aristide Guarneri vincitore due volte della Coppa Campioni con Mazzola. «Per noi Sandro era una gioia immensa - il pensiero di Cordoba - era un onore vederlo lì vicino a noi e ci dava tanta motivazione».

Il gesto che vale
Presenti anche il presidente della Figc, Giovanni Malagò, arrivato insieme al presidente della Lega serie A Ezio Maria Simonelli e al dt della Nazionale Claudio Ranieri. Il presidente del Milan Paolo Scaroni, applaudito al suo arrivo dai tifosi nerazzurri, ha ricordato il dualismo con Rivera.
Applausi anche all’ad della Juventus Giovanni Carnevali. Ed è stato un gesto importante dei tifosi nerazzurri all’indomani del minuto di silenzio per Mazzola non rispetto da una parte dello Stadium.

All’uscita della bara il piazzale si è riempito di cori e dei colori nerazzurri dei fumogeni. È stata scandita la formazione della Grande Inter da un tifoso. «Milano e i milanesi - le parole di monsignor Carlo Faccendini, abate della Basilica di Sant’Ambrogio - dicono grazie a colui che ha dato prestigio alla città. È l’occasione per dire grazie e riconoscersi in un uomo e nei suoi valori». Il degno addio a un campione.



