Altobelli: «Mazzola? Era un nove e mezzo perché sapeva fare tutto»

L’attaccante ricorda il suo approdo all’Inter, legato anche al campione scomparso: «Venne a vedermi a Brescia, mi fu vicino anche quando firmai il mio primo contratto coi nerazzurri»
Gianluca Magro

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Caposervizio

Mazzola con la maglia dell'Inter e, a destra, Spillo Altobelli a Brescia - Foto Ansa - New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it
Mazzola con la maglia dell'Inter e, a destra, Spillo Altobelli a Brescia - Foto Ansa - New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it

«La qualità migliore in campo? Sandro Mazzola era un nome e mezzo. Nel senso che aveva la fantasia del numero dieci e la capacità di un numero nove di vedere la porta. Insomma, sapeva fare tutto». Da Sandro a Sandro, da Mazzola ad Altobelli, da capitano a capitano. Così Spillo apre il libro nerazzurro di cui entrambi hanno fatto parte.

Altobelli, qual è il suo primo ricordo di Mazzola?

«Giocavo nel Brescia, l’allora dirigente dell’Inter Beltrami venne a vedere una partita e c’era anche Sandro. Era convinto che potessi fare bene in nerazzurro e così spinse per prendermi. Quando andai a Milano in estate a firmare il contratto era presente».

Ma c’è un aneddoto legato a quell’estate del 1977.

«Ero in vacanza sul lago di Garda a casa di mia suocera, una mattina uscii per fare un giro e Mazzola chiamò al telefono. Rispose mia moglie, gli disse che ero fuori. Nel pomeriggio richiamò e quando risposi mi disse subito: "Ma dov’eri? Non sei andato a firmare per un’altra società vero?". Per me fin da piccolo tifoso dell’Inter era impossibile perchè stavo coronando il mio sogno».

Era emozionato?

«Molto, perché mi ritrovai davanti uno dei miei miti di ragazzo, visto che sapevo come tanti a memoria la famosa "formazione-filastrocca". E mi diede qualche consiglio prezioso proprio alla firma del mio primo contratto nerazzurro».

Sandro Mazzola in una foto del '66 (Ansa)
Sandro Mazzola in una foto del '66 (Ansa)

Lui capitano, lei anche: una responsabilità?

«Quella maglia nerazzurra la senti, figuriamoci la fascia. Ma anche in questo Sandro era di aiuto. Io arrivai che lui smetteva col calcio, facemmo solo la tournée in Cina quell’estate e lui giocò un tempo di una partita. Quindi l’ho vissuto più come dirigente che come compagno di squadra, ma è stato punto di riferimento. Se col gruppo avevamo qualche problema, o discutere dei premi, piuttosto che parlare con la società, il punto di riferimento era Mazzola. Che da fresco ex calciatore sapeva venirci incontro».

E il dualismo tra lui e Rivera?

«Io tifavo per Sandro, ovviamente, ma erano due giocatori completamente diversi. Che avrebbero potuto coesistere».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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