Evoluzione Brescia: le facce sono le stesse, ma gioco e testa no

Nell’undici che ha debuttato felicemente a Pisa nessun nuovo volto eppure il gruppo appare trasformato del tutto
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Un gioco che esalta le punte: un bell’abbraccio tra Moreo e Ayé - Foto NewReporter/Nicoli © www.giornaledibrescia.it
Un gioco che esalta le punte: un bell’abbraccio tra Moreo e Ayé - Foto NewReporter/Nicoli © www.giornaledibrescia.it

Sai che c’è di nuovo? Niente. Però allo stesso tempo tutto. Stesse facce, diverso spartito: come ritrovarsi dentro a un libro che racconta l’evoluzione della specie. Ha lasciato un diffuso senso di benessere e soddisfazione la stravittoria contro il Pisa. E a dire il vero, anche se il successo con tanto di pass per i sedicesimi di Coppa Italia non fosse stato così largo o persino - esageriamo - se non fosse arrivato, i giudizi del dopo partita non sarebbero stati troppo diversi perché ci sono certi momenti - e agosto è quel «certo momento» per definizione - in cui quel che conta è il contenuto. Poi verrà il tempo - già a partire da domenica con la «prima» in campionato - in cui l’obiettivo inizierà a essere puntato sul contenitore che si chiama risultato.

Ma sta di fatto che all’«Arena Garibaldi» è stato un all in piena regola: una bellissima confezione con dentro sostanza.

Sobrietà

«Teniamo i piedi per terra» ha ribadito anche ieri via social l’allenatore Pep Clotet. E non ha ragione: di più. Perché è un attimo farsi sviare: tutto va vissuto e goduto dentro un preciso perimetro perché, come abbiamo già avuto modo di ripetere, ora come ora i divari da un punto di vista atletico e di costruzione delle squadre incidono molto.

Per cui certo, è chiaro che l’ancora piuttosto dimesso Pisa ha dato un aiutino alla messa in piedi dello show da parte del Brescia. Ma d’altro canto, la squadra ha lasciato intendere di possedere i numeri per inscenare spettacoli a base di calcio e propositività senza dimenticare la fisicità e l’agonismo: caratteristiche alle quali Clotet e il suo staff hanno dedicato tanto lavoro durante una preparazione durissima, con carichi pesantissimi, ma che restituiscono una squadra già brillante e lucida: per i giocatori stessi, sottoposti ad allenamenti estenuanti, dentro a un percorso di convincimento, è stato importante aver avuto subito un certo tipo di riscontro sul campo: ora sanno che il gioco vale la candela.

Andando avanti, bisognerà fare i conti con la capacità di reagire alla pressione di chi al Brescia cercherà prima di tutto di impedire di srotolarsi in avanti come da attitudine e le difficoltà cresceranno in modo esponenziale. L’importante è saperlo e prepararsi; nel frattempo però è andato più spedito di quanto sperato il lavoro di mentalizzazione di una squadra che allo stato attuale, nuova è solo nella testa e nei principi: perché non è sfuggito che nell’undici iniziale proposto contro il Pisa, c’erano solo vecchie conoscenze.

Le uniche new entry sono state quelle con Galazzi e Niemeijer negli scampoli finali. Degli altri conoscevamo già vita, morte e miracoli. Ebbene: sabato abbiamo capito che nessuno è fermo su se stesso, ma che tutti anzi - l’età media bassa (l’unico over, a 30 anni, è Adorni) aiuta - sono ancora disposti a farsi plasmare, e soprattutto a recepire idee oltre che un certo sacrificio e dispendio anche mentale che tentare di applicare il gioco ambizioso che viene richiesto. È un gioco anche rischioso e certo, rischiare, è più difficile che mettersi a speculare che era la specialità della casa della scorsa stagione. La casa però ha voglia di reinventarsi senza paura: il messaggio è arrivato forte e chiaro.

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