Salvi: «Beccalossi? Sottovalutato, non era inferiore a Sivori»

Il ricordo della leggenda del Brescia: «La prima volta che lo incontrai aveva diciassette anni e si accese una sigaretta. Mi aspettavo la notizia, ma non fa meno male»
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

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Beccalossi, il ricordo di Salvi

«O gnaro, che fet?». «Mi fumo una sigaretta, perché?». Fu questo, nel 1972, il dialogo che inaugurò quello che sarebbe poi diventato un grande rapporto di amicizia. Egidio Salvi è stato prima il «tutor», poi tanto di più, in sei anni di Brescia, con e per Evaristo Beccalossi: «Purtroppo la notizia me l’aspettavo, ma non fa meno male. Spero che non abbia sofferto».

L’incontro

Egidio Salvi - Foto Reporter Zanardelli © www.giornaledibrescia.it
Egidio Salvi - Foto Reporter Zanardelli © www.giornaledibrescia.it

È affranto Salvi, ma riesce a trovare un sorriso proprio mentre ci racconta del suo primo incontro col Becca: «Io del ‘45, lui del ‘56. I ragazzi li mettevano tutti in camera con me pertanto mi toccò. Era un esuberante e come prima cosa, aveva 17 anni, si accese una sigaretta. Gli dissi che se proprio era necessario, sarebbe dovuto andare in bagno a farlo. E così fu. Era comunque un bravo ragazzo, molto buono e simpatico. E soprattutto…».

Soprattutto cosa? «È stato un grande sul campo. Era davvero un artista. Io ho giocato con Sivori, ma Becca non era tanto di meno. Con quel sinistro poteva fare ciò che voleva. Che giocatore… Magari gli mancava qualcosa solo a livello fisico, specie se guardiamo gli atleti di oggi».

I ricordi

Gli scatti di Beccalossi da calciatore, tra Brescia e Inter
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Gli scatti di Beccalossi da calciatore, tra Brescia e Inter

Un fisico che peraltro lui stesso non amava nemmeno troppo allenare: « Vero, era sempre – ride Salvi – in fondo al gruppo. Noi cercavamo di trainarlo. Ma a parte questo trovo comunque che sia stato molto sottovalutato. E la Nazionale l’avrebbe meritata». Quel Brescia anni ‘70: «Era il Brescia della brescianità, dei fratelli che eravamo tra di noi. Becca e Spillo poi erano come una coppia di fatto. Tra scherzi e risate, quanti bei momenti trascorsi insieme. Capitava anche negli ultimi anni: quando Evaristo era qui in città non mancavano mai delle belle cene in compagnia. L’ultima volta l’avevo visto un paio di mesi fa, ero andato a trovarlo a casa e mi aveva anche riconosciuto… Se potessi dirgli ora un’ultima cosa, gli direi di non rimpiangere nulla tra calcio e vita, nel bene e nel male. Il mio Becca…».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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