Calcio

Compie 80 anni Egidio Salvi, bandiera del Brescia col mito di Sivori

Una vita in biancazzurro, prima da calciatore e poi da collaboratore nel vivaio: è secondo per presenze nella classifica all time. Il suo idolo era l’argentino, con il quale giocò per un anno a Napoli
Egidio Salvi, dopo l'addio al calcio, ha continuato a lavorare per il Brescia - Foto Reporter Zanardelli © www.giornaledibrescia.it
Egidio Salvi, dopo l'addio al calcio, ha continuato a lavorare per il Brescia - Foto Reporter Zanardelli © www.giornaledibrescia.it
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I calzettoni abbassati non avevano un valore puramente estetico. Erano un gesto di sfida: sono più piccolo di voi, ma non vi temo. Addirittura di scherno: non riuscirete a prendermi, e quindi a proteggere le mie tibie non lascio altro che la mia carne, esposta. Omar Sivori li intendeva così. Egidio Salvi, cresciuto con il suo mito, lo imitò per tutta la carriera. Per un anno, a Napoli, ebbe l’onore di giocare insieme al «cabezón» argentino, al tramonto della sua avventura da calciatore. Per lui una delle spillette più luccicanti appuntate al bavero. Seconda soltanto a quella delle sedici stagioni da giocatore del Brescia, più un’altra lunga sfilza in società in varie vesti.

Il dribbling nel sangue

Oggi Salvi festeggia ottant’anni. Raggiunti senza mai correre in linea retta: il percorso per tagliare questo traguardo segue la traiettoria sinuosa dei suoi dribbling, la specialità della casa. Anche in questo somigliava all’idolo Omar. Capitava che esagerasse: sbertucciare l’avversario una volta soltanto non lo appagava, e allora tornava indietro per riprovarci. «Mi giustificavo dicendo che non avevo ben capito come mi fosse riuscito, quindi tanto valeva ripeterlo».

Quando la seconda non entrava, puntualmente dalle tribune del Rigamonti si levavano mormorii di disappunto. Ma faceva parte del pacchetto, e quest’eccentricità lo rendeva ancora più speciale. Tracce di anarchia in un giocatore che fece le fortune di tutti i suoi allenatori: un’ala destra all’antica, capace di creare superiorità e mandare in porta i compagni. Quello che oggi manca all’Italia, che continua a interrogarsi su cosa si sia inceppato nel meccanismo che un tempo sfornava così tanti talenti con quelle caratteristiche.

Egidio Salvi con la maglia del Brescia negli anni '60 - © www.giornaledibrescia.it
Egidio Salvi con la maglia del Brescia negli anni '60 - © www.giornaledibrescia.it

Le corse in oratorio

Molti individuano l’origine nel problema nei settori giovanili, o nel fatto che i ragazzi non giochino più in strada e negli oratori. Secondo la vulgata è lì che la tecnica comincia a emergere e si plasma. Nel caso di Salvi andò esattamente così. Nato in via Chiusure, dopo la scuola lo trovavi sempre all’oratorio di Sant’Antonio, fino a quando il sole non ritirava anche gli ultimi coni di luce.

A dodici anni l’evento canonico: un trafiletto pubblicato sul nostro giornale dava conto di una selezione che il Brescia avrebbe tenuto allo stadio di viale Piave, Egidio vi si precipitò e tutto filò liscio. O quasi. La società lo fece partecipare al torneo di San Francesco di Paola: la squadra alla quale era stato assegnato venne eliminata quasi subito, ma lui nel frattempo si era messo in mostra. Così si decise di inserirlo in un’altra formazione, della quale faceva parte anche Dino Busi. Furono presi entrambi.

L’esordio a Trieste

Una foto d'epoca di Egidio Salvi - © www.giornaledibrescia.it
Una foto d'epoca di Egidio Salvi - © www.giornaledibrescia.it

Per sei anni Salvi maturò nelle giovanili del Brescia, bruciando tappe e scalando in fretta le categorie. Fino al 17 maggio del 1964. Egidio è nato il primo settembre, non aveva ancora diciannove anni. In quel periodo giocava negli Allievi. Il sabato mattina un dirigente della società si presentò a sorpresa a casa sua. Gino Raffin, un titolarissimo di quella squadra, si era infortunato e serviva un sostituto. Salvi venne portato in fretta e furia a Trieste. «Mi fecero credere che mi sarei accomodato in panchina», raccontò tempo dopo. E invece domenica, giorno della partita, gli venne consegnata nello spogliatoio la maglia numero dieci. «Oggi giochi tu». Nemmeno il tempo di processare quell’informazione che era già in campo.

Quel giorno il Brescia perse: 1-0, firma finale di Vittorino Mantovani. Ma l’emozione del debutto resta un ricordo vivido. Era il campionato dei sette punti di penalizzazione per irregolarità amministrative, con Renato Gei al timone. «Un vero peccato: senza quell’handicap saremmo saliti in serie A», ripete Salvi ogni volta che il discorso cade su quell’argomento. Ha ragione: sul campo il Brescia ottenne 47 punti, uno in più del Foggia, che si assicurò la promozione insieme a Varese e Cagliari.

Le due promozioni

Quella gioia Salvi la assaporò appena dodici mesi dopo, nel 1965. Era evidente a tutti che i tempi fossero maturi perché il Brescia tornasse in A dopo diciassette anni d’esilio. La squadra girava a meraviglia, Virginio De Paoli era il bomber che Egidio si divertiva a rifornire dalla fascia destra. Quella promozione fu il preludio a un triennio trascorso nel salotto nobile del calcio italiano. Serviranno quasi quarant’anni da allora (e un certo Roberto Baggio) per ritrovare le rondinelle nella massima serie per almeno tre stagioni consecutive.

Egidio Salvi in una foto storica con Ottavio Bianchi (a destra), suo compagno prima a Brescia e poi a Napoli - © www.giornaledibrescia.it
Egidio Salvi in una foto storica con Ottavio Bianchi (a destra), suo compagno prima a Brescia e poi a Napoli - © www.giornaledibrescia.it

In biancazzurro Salvi conquistò un’altra volta la serie A, nell’ultima stagione all’ombra del Cidneo (1980): «Esaltante per la squadra, triste per me, avviato lungo il viale del tramonto», ricorda ancora malinconico. Il tecnico era Gigi Simoni, uno che come Gei fu in grado «di creare un clima di serenità e complicità nello spogliatoio». Di fatto la lunga avventura da calciatore di Egidio a Brescia inizia e finisce con un regalo alla città. In mezzo più di quattrocento presenze (secondo posto nella classifica all time, alle spalle soltanto di Stefano Bonometti) e una trentina di gol.

La parentesi a Napoli

Nel 1968, dopo le tre stagioni di A, il Brescia risprofondò in serie B. Per Salvi, all’epoca ventitreenne, l’amarezza si intrecciò alla fibrillazione per l’opportunità che gli venne concessa quell’estate: la società si accordò con il Napoli per uno scambio di prestiti con il friulano Ivano Bosdaves, di professione ala sinistra. Egidio non si oppose: il legame con Brescia era granitico, ma già allora Napoli era una realtà enorme. Al San Paolo si giocava davanti a ottantamila persone, la passione era viscerale, il calcio una religione. E comunque dopo un anno sarebbe tornato nella sua Brescia.

Salvi fece subito breccia nei cuori dei suoi tifosi: era in perenne ballottaggio con Cané, ma l’esigente pubblico partenopeo storceva il naso ogni volta che l’allenatore di turno (in quel campionato se ne avvicendarono tre) gli preferiva il brasiliano. Era una squadra imbottita di talento, e per questo il bresciano dovette sgomitare per conquistarsi un po’ di spazio: sedici presenze e zero gol in campionato, due reti in Coppa delle Fiere, nella quale gli azzurri furono beffardamente eliminati dal Leeds per effetto del lancio di una monetina.

L’idolo Sivori

Omar Sivori con la maglia del Napoli - © www.giornaledibrescia.it
Omar Sivori con la maglia del Napoli - © www.giornaledibrescia.it

Per Salvi giocare insieme a Sivori fu una soddisfazione immensa. Avevano dieci anni di differenza, nemmeno troppi, ma quando Egidio era un ragazzino l’argentino era già sulla breccia. E per affinità di ruolo trovò in lui un modello. Peraltro i due condivisero lo spogliatoio nell’ultimo anno da calciatore di Omar, che scelse di ritirarsi dopo una celebre baruffa con Erminio Favalli in un Napoli-Juventus. Sivori si beccò sei giornate di squalifica e giunse alla conclusione che era il momento di mollare. «Successe un quarantotto», ci disse qualche anno fa Salvi rievocando quell’episodio. «Io però rimasi lontano dalla rissa, sono sempre stato bravo a tenermi alla larga da queste mischie».

Dopo l’addio al calcio

Egidio Salvi con Adriano Bacconi (sinistra) - © www.giornaledibrescia.it
Egidio Salvi con Adriano Bacconi (sinistra) - © www.giornaledibrescia.it

Per Egidio il momento del ritiro arrivò nel 1981, dopo un ultimo anno alla Romanese in Eccellenza. L’altra piccola variazione cromatica (insieme a quella azzurra) in una vita colorata di biancoblu. «Topolino», «o’ curto» per i napoletani, dovette reinventarsi dopo aver trascorso la propria esistenza a dribblare i terzini in marcatura su di lui. Espresse il desiderio di lavorare con i giovani, trasmettere loro le conoscenze acquisite in carriera. Il Brescia gli offrì un ruolo da assistente tecnico nel vivaio e lui non esitò ad accettare. Per trent’anni si occupò di talenti, da scoprire (fu osservatore per Mircea Lucescu ed Edi Reja) e formare sul campo: Emiliano Viviano e Marek Hamsik sono due dei suoi prodotti meglio riusciti.

Per un breve periodo allenò anche la prima squadra, in coda alla stagione 1997-1998: il presidente Corioni optò per l’ennesimo cambio in panchina (il terzo di quella disastrosa annata in A), mossa disperata per aggrapparsi alle ultime velleità di salvare la squadra. Scelse Adriano Bacconi e gli affiancò Salvi, che a differenza del primo era munito di patentino. Persero 5-1 con la Fiorentina, poi chiusero il campionato con due vittorie contro Parma e Napoli, che a quel punto furono però insufficienti a evitare la retrocessione.

Egidio Salvi in uno scatto del 2024 - © www.giornaledibrescia.it
Egidio Salvi in uno scatto del 2024 - © www.giornaledibrescia.it

Dal 2014 non riveste alcun ruolo in società, ma una parte del suo cuore non ha mai lasciato il Rigamonti. Segue i biancazzurri con la stessa passione di un tempo: si era detto «infuriato» per il modo in cui Cellino aveva costretto la vecchia società all’estinzione, ed è stato uno dei maggiori fautori del progetto Pasini quando ancora era una semplice ipotesi sospesa nell’aria. Un figlio di Brescia, una leggenda del Brescia. Che oggi si gode un altro traguardo importante.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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