Sventola alta la bandiera dell’Union Brescia. Così come quella di Egidio Salvi, autentico «vessillo» biancoblu con i suoi 60 anni tra campo ed extra campo dedicati a quei colori. Colori che, per sua grande soddisfazione, sono tornati ad abbracciare il Rigamonti: «Un entusiasmo così, pochi se l’aspettavano – attacca Salvi –: i tifosi avevano fame e voglia di calcio. Questa eccezionale risposta fa capire che hanno apprezzato il progetto e, anche se non è più il vecchio Brescia, questa è la loro squadra e non la abbandoneranno mai. Sono contento per tutti loro: non meritavano quello che è successo».
Consapevolezza
Tifosi feriti, inizialmente smarriti, ma che ora hanno ritrovato la loro passione spinti da un senso d’appartenenza che la brescianità che avvolge il tutto è palpabile: «Hanno capito il momento. E hanno capito che da qualche parte si doveva ricominciare. Se poi quella “parte” era tutta bresciana, meglio di così... Di certo, la solidità e la serietà della società sono state determinanti per ricreare tutto quell’entusiasmo. Nomi importanti della nostra imprenditoria: io ho chiuso la mia carriera da giocatore con la promozione in A del 1980 del Brescia del presidente Saleri e da allora, di imprenditori bresciani uniti per la causa non ce ne sono stati».



