Prandelli: «La Roma ha un progetto tecnico, ciò che manca alla Juventus»

L’ex ct della Nazionale fa una fotografia della serie A dopo le prime sette giornate: «Inter sempre la favorita per lo scudetto, l’infortunio di Lautaro una botta che può essere però trasformata in qualcosa di positivo»
Gianluca Magro

Gianluca Magro

Caposervizio

Cesare Prandelli vede nell'Inter la favorita per lo scudetto - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Cesare Prandelli vede nell'Inter la favorita per lo scudetto - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Progetto e continuità. Per Cesare Prandelli sono due pilastri su cui costruire una squadra vincente. Qualità che, ancora da esprimere fino in fondo, hanno Inter e Roma, mentre qualcosa di entrambe manca a Napoli e Juventus.

Mister, dopo sette giornate ha già un’opinione sul torneo di serie A?

«Opinione sì, certezze no. Nel senso che è già chiaro quali saranno le squadre destinate alla lotta per non retrocedere, mentre davanti vedo più lotta per le posizioni che condurranno in Europa».

Concorda con chi oggi conferma l’Inter come squadra da battere?

«Per me resta la favorita al titolo, perché Chivu ha a disposizione due squadre. Sta a lui essere bravo e capire quali giocatori poter cambiare e quali possono invece reggere il doppio impegno campionato-Champions. Perché in Europa lo stiamo vedendo si gioca un calcio completamente diverso rispetto all’Italia, molto più intenso e verticale. In serie A invece puoi permetterti di gestire con il possesso palla».

Oltre un mese senza Lautaro Martinez: una botta pesante?

«È un giocatore fondamentale negli schemi nerazzurri, ma le alternative per quanto con caratteristiche diverse sono valide. Paradossalmente non averlo per Chivu potrebbe essere un piccolo vantaggio dal punto di vista della gestione degli altri attaccanti, che ora saranno più utilizzati e responsabilizzati. E ne sfrutti per 5-6 partite entusiasmo e determinazione».

È ancora presto o si può immaginare l’anti Inter?

«Ad oggi vedo senza dubbio la Roma, che sta confermando i miglioramenti dello scorso anno, ma soprattutto rispetto a tutte le altre ha continuità. Al momento la vedo come unica squadra italiana che sta mantenendo davvero un progetto tecnico. Gasperini ha deciso un sistema di gioco e attraverso quello valorizza le individualità. Le altre, pensano a Napoli e Juve, vanno a corrente alternata proprio perché manca una chiara identità tattica e provano a risolvere i problemi con le giocate individuali».

Gasperini e Chivu, allenatori rispettivamente di Roma e Inter - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Gasperini e Chivu, allenatori rispettivamente di Roma e Inter - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Ha citato la Juventus, la sorprende il momento no che sta vivendo?

«Mi sorprende il fatto che dopo quasi un anno di Spalletti la squadra non abbia ancora trovato continuità. Solitamente con un tecnico come Luciano dopo un paio di mesi il gruppo ha un preciso modello di gioco. Invece non è così e ho visto cambiamenti dal punto di vista tattico, forse figli anche delle decisioni societarie».

Ovvero?

«Spalletti spingeva per la conferma di Vlahovic, si è trovato con attaccanti dalle caratteristiche diverse. Mi sembra una gestione strana per com’è la società Juventus».

Ma quanta responsabilità ha l’allenatore?

«Fatico a dirlo, davvero. Però per esperienza posso sostenere che se hai difficoltà nel trovare un tuo sistema di gioco e nel consolidarlo, vuol dire che molti giocatori non si stanno adattando allo stesso. Quindi in certi momenti l’allenatore lo cambia per valorizzare un giocatore, ma magari ne penalizza altri. A volte quando una squadra nasce male, poi diventa difficile mettersi alle spalle i problemi».

Momento difficile per Luciano Spalletti - Foto Ansa/Federico Proietti © www.giornaledibrescia.it
Momento difficile per Luciano Spalletti - Foto Ansa/Federico Proietti © www.giornaledibrescia.it

Che reazione avrebbe avuto da allenatore davanti a un capitano come Bremer, il quale davanti ai microfoni ha ammesso che alcuni suoi compagni si nascondono quando sentono i fischi del pubblico?

«È stata una dichiarazione forte, ma in fondo la posso concedere a un capitano. Ha voluto mandare un messaggio chiaro e preciso per dire "signori, è il momento in cui ognuno di noi non si deve più lamentare, ma avere coraggio". Va creato quello spirito di squadra che contro la Lazio non ho visto. Ma è durante la settimana, negli allenamenti che quello spirito si forma in modo che se davvero qualcuno, come dice Bremer, ha paura dei fischi possa poi dare in partita qualcosa in più».

Il Napoli di Allegri invece quali difficoltà ha?

«Affronta i problemi già evidenziati da Conte. Ovvero avere giocatori con la mentalità vincente, ma che fisicamente non tengono tra pressioni e impegni perchè un po’ logori. Probabilmente ha ereditato una squadra con qualche problema sotto l’aspetto degli infortuni. L’anno scorso ce ne sono stati tanti, quest’anno si stanno ripetendo. Quando finisce un ciclo bisogna avere il coraggio di accettarlo e ripartire immediatamente. Altrimenti è un po’ come la Juve, che da anni sta cercando di iniziarlo, ma non ce la fa».

Massimiliano Allegri, tecnico del Napoli - Foto Ansa/Ciro Fusco © www.giornaledibrescia.it
Massimiliano Allegri, tecnico del Napoli - Foto Ansa/Ciro Fusco © www.giornaledibrescia.it

Il Milan sembra in ripresa.

«Fino a due partite fa erano quasi solo critiche, adesso vedo una buona continuità di gioco. Probabilmente i calciatori hanno capito i tempi di gioco, i messaggi dell’allenatore, cosa vorrebbe proporre in campo. Quei segnali che non scorgo in Napoli e Juventus».

Lei nella scorsa stagione si era detto «innamorato» del Como: è ancora così?

«Assolutamente sì, rappresenta una rivoluzione nel modo di interpretare le partite. Molti non hanno ancora capito come gioca Fabregas, quasi lo snobbano, etichettano tutto come calcio spagnolo. Non è così. Qui siamo davanti a una squadra giovane, composta da giocatori tecnicamente forti con alla base idee precise».

Ultima nota tra Nazionale e Pio Esposito: è lui l’attaccante azzurro del futuro?

«Le potenzialità le ha, vede la porta, ma deve trovare più continuità per migliorare quelle carenze dovute solo alla giovane età. Unica cosa non vorrei lavorasse troppo per la squadra: per me la punta deve essere sempre lucida, precisa e cattiva in area di rigore».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Sport

Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
SponsorizzatoLiceo Carli, quattro anni per guardare avantiLiceo Carli, quattro anni per guardare avanti

Nuovi spazi, apertura internazionale, laboratori e attività oltre le lezioni: così la scuola bresciana costruisce un percorso che unisce studio, autonomia e futuro

SponsorizzatoA&T Vicenza, le tecnologie che trasformano la manifatturaA&T Vicenza, le tecnologie che trasformano la manifattura

Dal 27 al 29 ottobre oltre 300 espositori, quattro progetti speciali e 70 appuntamenti formativi dedicati ad automazione, robotica e intelligenza artificiale

Ogni mattina il tuo quotidiano ti aspetta in edicolaOgni mattina il tuo quotidiano ti aspetta in edicola

Approfitta della promo e abbonati per un anno a soli 0,80€ a copia

SCOPRI DI PIÙ