Caso Rocchi, c’è l’ombra del commissariamento della Figc

La Serie A difende la regolarità dei campionati, ma sul calcio travolto da una nuova bufera arbitri prende corpo l'ombra del commissariamento. L'indagine per frode sportiva che vede coinvolto il designatore Can, Gianluca Rocchi, (autosospesosi) apre a nuovi scenari. «Chi ha sbagliato pagherà, ma non si può mettere in discussione la regolarità dei campionati - le parole del presidente dei club del massimo campionato, Ezio Maria Simonelli -. È nostro dovere essere garantisti e sino all'ultimo grado di giudizio». Dichiarazioni che non fugano comunque tutti i dubbi delle ultime ore perché resta l'ombra di un commissariamento che il Governo e il ministro Abodi avevano già evocato subito dopo il ko con la Bosnia, trovando però la strada sbarrata.
Luciano Buonfiglio - da Statuto Coni - infatti non avrebbe potuto commissariare la Figc, anche se adesso, questa stessa certezza non è più salda come prima.
In attesa
E così il nome del presidente del Coni diventa quello di un ipotetico commissario, che sarebbe affiancato da due sub-commissari (più esecutivi). Certo è che in questo scenario al palo resterebbero i papabili candidati alla poltrona della Federcalcio al voto il prossimo 22 giugno. E così Giancarlo Abete e Giovanni Malagò - dopo aver iniziato il giro di colloqui con le componenti tecniche a caccia di consensi - restano in attesa di quello che accadrà nelle prossime ore, quando dovrà sciogliersi il nodo legato al successore di Rocchi.

Indicazioni per il ruolo in questo finale di stagione portano a Domenico Celi, ex arbitro, 53 anni di Bari, nominato la scorsa estate a capo del settore tecnico dell'Aia (circolano anche i nomi di Maurizio Ciampi e Matteo Trefoloni). La nomina spetta all'associazione che si riunirà domani. Giorno in cui anche in Federcalcio è previsto un consiglio dove il caso Rocchi non potrà non finrie sul tavolo. Tra gli scenari che potrebbero aprirsi a stretto giro ci sarebbe anche quello del commissariamento dell'AIA stessa. Un'azione che potrebbe eseguire il presidente dimissionario Figc Gabriele Gravina, a cui sono consentiti tutti quegli atti definiti «indifferibili».
Indagini
Parallelamente la procura della Figc guidata da Giuseppe Chiné ha richiesto alla procura di Milano gli atti e potrà essere aperto un nuovo fascicolo alla luce di eventuali fatti nuovi rispetto a quelli già giudicati con l'archiviazione un anno fa (quella della «bussata» alla sala var di Lissone). Qualora si riaprisse l'indagine, invece, sarebbe per l'accusa a Rocchi di aver combinato le designazione per favorire l'Inter.
Rischi per il club? Solo se viene contestata e poi accertata una responsabilità diretta o oggettiva con intromissioni di dirigenti, che al momento non sono emerse («Inter estranea, sempre corretti siamo tranquilli» ha detto il n.1 Giuseppe Marotta).
Pressioni
Le pressioni governative intanto si fanno incalzanti (la Lega di Salvini chiede che si riparta da zero): il Coni monitora con il commissariamento che non è più ipotesi remota. Da statuto servirebbero «gravi violazioni dell'ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi», per questo ogni valutazione andrà fatta con dovizia di particolari, perché Rocchi non fa parte degli organi direttivi della Figc e soprattutto le accuse nei suoi confronti non sono state ancora accertate.
C'è però da considerare l'eventuale malfunzionamento della giustizia sportiva che il caso potrebbe offrire come assist per il commissariamento, ma prima di qualunque azione ci dovrà esser la certezza di poter procedere per evitare che la Federcalcio presenti un ricorso che trovi accoglimento del Tar definendo il commissariamento illegittimo. Insomma, una partita aperta dal risultato tutt'altro che certo.
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