Calcio

Caso arbitri: il Brescia un anno fa chiuse Calciopoli, senza risarcimento

Dopo 20 anni dallo scandalo del 2006 il club ha sbagliato il ricorso e la Cassazione ha chiuso a ogni possibilità di riconoscimento del danno economico
Luciano Moggi, simbolo con la Juventus dello scandalo Calciopoli nel 2006
Luciano Moggi, simbolo con la Juventus dello scandalo Calciopoli nel 2006
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Mentre il calcio italiano guarda con attenzione ai possibili sviluppi del nuovo scandalo arbitrale emerso in queste ore, va ricordato che solo un anno fa per il Brescia calcio – siamo a marzo 2025 pochi mesi prima del crac firmato Cellino – si chiudeva uno degli ultimi capitoli giudiziari legati a Calciopoli. Con la Corte di Cassazione che ha messo la parola fine alla battaglia civile del Brescia Calcio, respingendo il ricorso del club e chiudendo senza risarcimento una vicenda trascinata per quasi vent’anni.

Calciopoli

Calciopoli, esplosa nel 2006, aveva scoperchiato un sistema di pressioni sulle designazioni arbitrali e presunte alterazioni del campionato di Serie A 2004-2005 che il Brescia concluse retrocedendo all’ultima giornata sul campo della Fiorentina. Uno scandalo che portò alla revoca dello scudetto della Juventus, alla retrocessione dei bianconeri in Serie B e a pesanti sanzioni per diversi club. Ricostruendo quanto accaduto 20 anni fa la Cassazione parla di «gravi irregolarità relative al campionato di calcio di serie A nell’anno 2004-2005», con riferimento a una «pluralità di partite» alterate e ai «gravissimi danni» provocati alle società coinvolte.

Gino Corioni fuori dal tribunale di Brescia quando iniziò la battaglia per Calciopoli
Gino Corioni fuori dal tribunale di Brescia quando iniziò la battaglia per Calciopoli

Anche il Brescia si era costituito parte civile nel procedimento, sostenendo di aver subito danni da quel sistema e chiedendo un risarcimento. Ma la Suprema Corte ha confermato l’estinzione del giudizio, senza entrare nel merito della richiesta economica. Il nodo non riguardava infatti l’esistenza o meno del danno, ma il percorso processuale. Che il Brescia calcio ha sbagliato.

L’errore

Dopo la sentenza penale del 2015, con rinvio della questione al giudice civile, il Brescia aveva inizialmente presentato la causa davanti alla Corte d’appello di Brescia, che però si era dichiarata incompetente. Solo in un secondo momento il procedimento era stato riproposto a Napoli. Troppo tardi, secondo i giudici.

Nell’ordinanza della Cassazione si legge che «nessun dubbio poteva dunque sussistere in ordine a quale fosse il giudice competente» e che il rinvio civile «non poteva che svolgersi davanti alla medesima Corte d’appello» di Napoli. Per questo, ai fini del rispetto dei termini, contava solo quella riassunzione, ritenuta tardiva. Respinta anche la tesi del Brescia secondo cui la prima presentazione della richiesta danni avrebbe dovuto salvare il procedimento.

La Cassazione ha escluso l’applicazione della «translatio iudicii», il principio che in alcuni casi consente di mantenere in vita una causa avviata davanti al giudice sbagliato, affermando che in questo caso il giudice competente era chiaramente individuabile. Da qui la conclusione netta: «il ricorso della società Brescia Calcio deve essere rigettato». Per il club biancazzurro è stato l’epilogo definitivo di una lunga battaglia giudiziaria. Nessun risarcimento e nessuna ulteriore strada aperta

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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