Più che un campionato, quello del Brescia somiglia al gioco dell’oca: un circuito che prevede continui avanzamenti e altrettante frenate, con il ritorno alla casella di partenza. E la sensazione di dover ripartire ogni volta daccapo.
È una situazione frustrante quella dalla quale ci si sente avvolti ogni volta che arriva un bollettino medico. Nemmeno il tempo di sentirsi sollevati per un recupero che subito ci si ritrova a fare i conti con una nuova defezione, o una ricaduta, o qualcosa di simile. Ci si sente anche quasi in imbarazzo: come avviene quando accade qualcosa che non si è in grado di spiegare. Ma di cui ci si deve assumere la responsabilità, prendendo atto, rimboccandosi le maniche e cercando soluzioni.
Il quadro della situazione
Quello infortuni del Brescia, davvero non ha eguali in rapporto a partite giocate e defezioni: c’è un qualcosa che sfugge alla logica e porta a Saturno contro, ma ci saranno anche delle motivazioni razionali. Che staff e club sono chiamati a trovare. Era già chiaro che attribuire tutte le colpe ad Aimo Diana e al suo gruppo di lavoro fosse troppo comodo e semplicistico: i mesi trascorsi raccontano che al di là dei peccati in origine (è chiaro che l’impostazione del lavoro estivo ha inciso), c’è altro su cui indagare (ma si sta già facendo). E di conseguenza agire in vista della prossima stagione. E non ci si scapperà tra analisi dei terreni su cui ci si allena, età anagrafica e pregressi dei giocatori, fragilità mentali che in alcuni possono manifestarsi fisicamente, percorsi di recupero. Non ci si scapperà, no davvero.




