Calcio

Brescia: la trattativa resiste, ma l’accordo col Fisco è un nodo

Gli investori vogliono avere certezze nero su bianco sulle modalità d’intesa con l’Erario
Massimo Cellino
Massimo Cellino
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La serie C, da affrontare con un -4 in partenza, per quanto appaia come uno scenario catastrofico, rischia persino di essere il male minore per il Brescia. Qui, la situazione si fa molto spessa e i nervi sono tesissimi mentre il tempo a disposizione per salvare il Brescia –perché di questo si tratta ora – è molto molto risicato.

Dopo giorni all’insegna di ottimismo e fiducia rispetto al fatto di poter condurre a buon fine la lunga e complicata trattativa per la cessione, in due step, del club agli investitori del «gruppo Marroccu» e sostenuti da Daniele Scuola, ottimismo e fiducia hanno all’improvviso lasciato spazio alla preoccupazione. Di certo, le interlocuzioni – durante la fase dello scambio di «documenti sensibili» – hanno subito una brusca frenata. E, in base a quanto abbiamo potuto ricostruire, quella tra giovedì e ieri è trascorsa come una nottata molto turbolenta e un grande aumento di tensione tra le parti.

E non è andata meglio in tutto il venerdì. Il nodo da sciogliere non è banale. E sarebbe riferibile al «famoso» accordo ottenuto dal Brescia con l’Agenzia delle Entrate per uno sconto e una rateizzazione dell’importo dovuto tra la somma che il club credeva di aver saldato attraverso la compensazione dei crediti poi risultati fittizi e le relative sanzioni (a «tariffa piena» il 105%). Già nella memoria difensiva presentata al Procuratore federale, gli avvocati del Brescia avevano scritto che era già stato avviato un dialogo con il Fisco.

All’inizio di questa settimana poi, era trapelata la notizia della sottoscrizione di una intesa. Un passaggio che aveva fatto pensare che la strada per chiudere con reciproca soddisfazione tra Cellino e gli investitori, fosse tutta in discesa. Ma agli investitori è mancata la prova dell’accordo con l’Erario.

Perché in realtà l’intesa con l’Erario viene soltanto considerata come nelle cose anche perché gli scambi tra club e Agenzia sono stati da subito proficui. Il rallentamento della messa «nero su bianco» sarebbe riconducibile solo alla necessità di trovare il «mezzo» ideale per provvedere a mettersi in regola. Se, ad esempio, utilizzando lo strumento del ravvedimento operoso o se altre opzioni.

Situazione

Ma sta di fatto che di intese sulla parola, chi è intenzionato a farsi carico del Brescia e, primariamente dei suoi debiti, non ne vuole sapere e intende vedere cosa appunto deve mettersi in spalla e con quali tempi.

Tempi che sono il problema numero uno in tutta questa vicenda perché non solo venerdì 6 è dietro l’angolo, ma settimana prossima, con il lunedì festivo, sarà corta. Ecco perché martedì 3 viene considerato un giorno clou, quasi da «entro e non oltre». Inoltre, non è la stessa cosa sapere di dover muovere da subito poco più di 3 milioni di euro o, invece, dover arrivare ai 6,7 milioni che è la cifra comprensiva degli stipendi e degli oneri che vanno a scadenza, il debito maturato con l’Erario e oggetto della battaglia legale del club più le sanzioni al loro massimo.

Traducendo: chi vuole il Brescia, intende avere precise garanzie in modo da non ritrovarsi di fronte a spiacevoli sospese dentro una situazione in cui c’è già stato da superare lo choc della vicenda che costa (a ora) la retrocessione. Dopodiché, andare oltre è impossibile, perché manca la contezza della base d’accordo a cui le parti stavano lavorando. E al quale, nonostante tutto – questo è lo spiraglio – si sta ancora lavorando. La trattativa resiste, tenuta in piedi da pontieri e mediatori d’ogni sorta, da chi ci sta mettendo la faccia.

Tifosi del Brescia in piazza Loggia - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Tifosi del Brescia in piazza Loggia - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

E dal rifiuto di provare a correre il rischio di vedere fin dove Massimo Cellino, affatto domo e all’angolo, può spingersi in preda com’è a un sentimento di repulsione verso Brescia e un Brescia che aveva già dichiarato di voler scaricare in malo modo già da tempi non sospetti incolpando chicchessia, tranne se stesso, del fallimento del suo progetto sportivo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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