Il Brescia ha trovato un accordo con l’Agenzia delle Entrate

Il club potrà così regolarizzare la propria posizione. Una carta in più, oltre alle tempistiche e alla buona fede, in vista dell’udienza di domani al Tfn
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

L'ingresso della sede della Figc
L'ingresso della sede della Figc

Un messaggio per la giustizia sportiva e allo stesso tempo per i tifosi. Perché dimostra la volontà di non far affondare la barca. Alla vigilia del processo di primo grado davanti al Tribunale federale, il Brescia Calcio ha trovato l’accordo con l’Agenzia delle Entrate per regolarizzare la propria posizione dopo che il pagamento dei contributi previdenziali è stato effettuato con crediti di imposta acquistati da una società terza e risultati inesistenti.

L’intesa

Oltre all’importo iniziale – quasi due milioni di euro per i contributi – l’intesa con il Fisco prevede anche delle sanzioni per la Leonessa. Che però sono inferiori rispetto a quanto previsto perché gli avvocati sarebbero riusciti a dimostrare la buona fede dell’operato del club. E cioè che la società era convinta di aver pagato regolarmente i contributi dopo aver acquistato i crediti di imposta. L’accordo con l’Erario – con il conto da saldare attraverso un piano di rateizzazione – è un passaggio importante in vista del processo davanti al Tribunale federale in agenda domani a Roma.

I tempi di contestazione

Massimo Cellino in tribuna al Rigamonti - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Massimo Cellino in tribuna al Rigamonti - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Quando – nonostante il destino appaia segnato almeno per i primi due gradi di giudizio – gli avvocati di Cellino vogliono giocarsi una serie di carte per convincere la giustizia sportiva a spostare al prossimo campionato la penalizzazione di quattro punti che se applicata alla classifica di oggi farebbe sprofondare le rondinelle in Serie C. La difesa del club accende così i riflettori sui tempi di contestazione delle irregolarità. «Le norme prevedono che entro il decimo giorno successivo alla scadenza dei termini la Covisoc deve segnalare alla Procura Federale l’eventuale omesso versamento delle ritenute Irpef e dei contributi INPS relativi alle mensilità da luglio a febbraio» scrivono i legali del Brescia nella memoria depositata. Ricordando però che il club lombardo è venuta a conoscenza dell’indagine solo il 9 maggio.

La memoria

«Appare evidente che la Covisoc, pur avendo evidentemente già esperito le proprie verifiche ed avendo rilevato specifici profili che inducevano a ravvisare irregolarità nei versamenti delle quote delle ritenute Irpef e dei contributi Inps da parte di Brescia Calcio (avendo persino identificato i soggetti coobbligati i cui Codici Fiscali apparivano negli F24 della Società e avendo espressamente sottolineato che si trattava di compensazioni “orizzontali” di crediti di terzi, ragionevolmente non consentite) non provvedeva a trasmettere nei termini di legge alcuna segnalazione alla Procura Federale, la quale veniva addirittura esclusa da qualunque comunicazione intercorsa tra il 28.02.2025 e il 9.05.2025 con l’Agenzia delle Entrate e l’Inps». E inoltre «Brescia Calcio, non avendo ricevuto alcuna tempestiva contestazione ai primi giorni di marzo 2025 ha legittimamente ancor più ritenuto di aver rinvenuto – tramite il proprio commercialista – un interlocutore effettivamente serio e affidabile».

Il 25enne Gianluca Alfieri
Il 25enne Gianluca Alfieri

La buona fede

Come invece alla fine il Gruppo Alfieri Spv, da cui il club ha comprato crediti di imposta, non è risultato essere. Una considerazione che riporta al tema iniziale e quindi alla buona fede da parte del Brescia che ha versato 1.572.712,05 euro ad Alfieri Spv con la convinzione di acquistare oltre due milioni di euro crediti di imposta. Ritrovandosi tra le mani però carta straccia.

«La gravissima e complessa truffa subita e la successiva pressoché immediata denuncia presentata da Brescia Calcio confermano l’assenza di dolo o colpa grave; tuttavia, la condotta omissiva della Covisoc – cui si aggiunge l’assenza di qualunque segnale d’allarme da parte del sistema di Agenzia delle Entrate – si è risolta – secondo gli avvocati dello studio Tonucci di Roma che stanno seguendo Cellino – in un evidente vantaggio per la Gruppo Alfieri Spv, con ulteriore gravissimo danno patrimoniale per Brescia Calcio».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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