«Brescia!»: quella volta che Messi incontrò Baggio al Camp Nou

Era il 2010, Leo aveva appena segnato quattro gol all’Arsenal in Champions: «Voglio vederlo salire sull’astronave», scherzò Roby con Guardiola. Stanotte la Pulce ha detto addio alla Nazionale argentina
Luca Chiarini

Luca Chiarini

Giornalista

Un momento dell'incontro
Un momento dell'incontro

Piangevano tutti al Monumental. Nella notte italiana, l’Argentina ha salutato il miglior giocatore di tutti i tempi (o uno dei migliori, a seconda delle sensibilità personali). Lionel Messi aveva annunciato da diverse settimane il proprio addio alla Nazionale, con la quale ha appena giocato l’ultima partita. Lo sparring partner era il Benin, che ha ben figurato, ma si è comunque arreso 3-0 nell’amichevole organizzata per l’ultima del diez.

Era commosso, Leo. Gli occhi gonfi di lacrime al momento dell’inno. Poi i gol divorati, un palo, due assist, e finalmente il gol, su calcio di rigore. Ovviamente con palla all’incrocio. È stato un degno tributo, davanti a 85mila persone, più i milioni di spettatori che non si sono voluti perdere un evento che è già letteratura dello sport. È l’anticamera del ritiro, suggerisce qualcuno con cognizione di causa. Ma già così si chiude un capitolo enorme, eterno. 

L’incontro con Baggio

Con le dovute proporzioni, Messi sta all’Argentina come Baggio sta al Brescia. Di certo in comune hanno una qualità tecnica fuori dal comune. Lionel, la Pulce, è stato probabilmente superiore a chiunque. Ma in campo parlavano la stessa lingua. Provarono a farlo anche nella pancia del Camp Nou, poco più di sedici anni fa. Il Barcellona aveva appena battuto 4-1 l’Arsenal, staccando il pass per le semifinali di Champions. In tribuna c’era Roby, invitato dall’amico Guardiola: «Questa se vuole è casa sua».

L’incontro improvvisato è merito di Pep. «Uno spettacolo, hai una squadra incredibile. E un fenomeno», gli dice Baggio. Una telecamera filma. Lo spagnolo conviene e rimarca: «Ha tutto, di testa è fortissimo e quando decide che deve vincere lo fa da solo». Il Divin codino sorride: «Ora voglio uscire per vederlo decollare con l’astronave». Il convitato di pietra cessa di esserlo molto presto: Messi fa capolino dallo spogliatoio del Barça e stringe la mano a Baggio.

«A Brescia!»

Per rompere il ghiaccio Roby parla della Pampa, una regione pianeggiante «vicino a Santa Rosa». Luogo ideale per la caccia, raccomanda l’ex fantasista del Brescia. Messi, con tutta la sua timidezza, confida di non conoscerla. Pazienza. Meglio parlare di calcio. C’è anche Vittorio Petrone, lo storico manager di Baggio, che si complimenta con Leo. Interviene Guardiola, che si rivolge alla Pulce indicando Baggio: «Ha subito qualcosa come sette operazioni alle ginocchia, ma è il migliore con il quale abbia giocato». «A Brescia!», esclama Messi. Che raccoglie il consiglio di Roby: «L’umiltà è fondamentale: ricordalo sempre, o rischi di rovinarti». A occhio e croce deve averne fatto tesoro.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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