Calcio

Brescia, nasce il Corini Ter: non basta la resistenza di Inzaghi

I nodi si sono sciolti dopo ore di suspence: il tecnico uscente aveva provato a bloccare le operazioni
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Corini arriva a Torbole per dirigere il primo allenamento - Foto New Reporter Papetti  © www.giornaledibrescia.it
Corini arriva a Torbole per dirigere il primo allenamento - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it

La prima volta fu un trionfo senza pari. La seconda tutta da dimenticare. E la terza...to be continued: è tutta da scrivere e soprattutto da vivere in 7 puntate. Come una di quelle serie cult che quando finiscono, ti ritrovi a sognare prima o poi una réunion tra i protagonisti tanto per ricordarsi di come eravamo e come potremmo tornare a essere. L’impensabile è accaduto: Eugenio Corini è rientrato davvero. È accaduto ieri - dopo due giorni e mezzo in cui ancora una volta il Brescia ha messo sul piatto fin sul limite la sua credibilità sull’esterno e ha giocato d’azzardo duro - alle 13.50, quando dagli organi preposti è arrivato il via libera all’operazione. Contratto fino al 2023 e premio in caso di A: a Corini è stato affidato il compito di fare di tutto per perseguirla, provando a ridare slancio a un sogno che lentamente è diventato preda di una involuzione.

I fatti

Non era nei programmi di inizio stagione (ma neanche nel 2019), però poi il campo ha detto altro: difficile rassegnarsi come rassegnato era l’ultimo Brescia dell’ultimo Inzaghi. Pippo ha provato a «resistere» tramite la clausola con la quale si salvò dal primo esonero a febbraio, ma stavolta il Brescia è andato fino in fondo forzando il forzabile a livello legale per bypassare la strettoia burocratica e licenziarlo: sembrava una favola ed è invece finita a carte bollate e diffide. Gli organi competenti, dopo una mattinata di suspence e dopo che nella notte di martedì Corini aveva firmato al termine di una serrata trattativa, hanno però avallato le procedure del Brescia che ora con Inzaghi se la vedrà in altre sedi. «Non resto a dispetto dei santi, senza sentire la fiducia» disse l’allenatore dopo il primo esonero con lo stesso concetto ripetuto post Pordenone. È stato sfiduciato una seconda volta, ma non si è arreso: non sapremo mai a questo punto se per orgoglio e sfida personale, o se perché davvero pensava che una situazione di rapporti ormai scoppiati potesse sul serio tornare a essere produttiva. Sta di fatto che è finita in modo spiacevole e questo lascia a prescindere un alone di tristezza: come ogni esonero.

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