Il ticchettio del timer sta per esaurirsi. L’attesa è ora per il «trillo» finale, quello che sancirà il rientro di Rodrigo Palacio. Che, onestamente, è stato un po’ una specie di convitato di pietra degli ultimi finali: se ci fosse stato il «Trenza» a serpeggiare nell’ingorgo del secondo tempo a Pisa, o dopo il gol di Bisoli a Monza? Se Corini avesse potuto contare sulla sua esperienza nelle delicate fasi di gestione del vantaggio con la Spal? Domande alle quali è impossibile trovar risposta, ma che è stato inevitabile un po’ per tutti porsi.
Sugli assenti è buona norma non piangere mai: ma è abbastanza oggettivo che alla squadra, senza mancare di rispetto a nessuno, sia mancato colui che, semplicemente, è il suo valore aggiunto. E i giocatori sono sempre i primi a riconoscere quando qualcuno di loro è speciale. Non è infatti solo questione di sei gol e tre assist in questa stagione, bottino peraltro di lusso carta d’identità alla mano, ma anche - e forse soprattutto - tutto il contorno: i movimenti sempre opportuni, la generosità dell’uomo-squadra e la malizia del veterano.



