Brescia, così Lezzerini ha messo i suoi guantoni sulla titolarità

Il debutto con rigore parato ha fissato le gerarchie tra i pali del Brescia Il fair play di Andrenacci
Lezzerini neutralizza il rigore di Mazzocchi contro il Sudtirol - © www.giornaledibrescia.it
Lezzerini neutralizza il rigore di Mazzocchi contro il Sudtirol - © www.giornaledibrescia.it

«Non potevo chiedere di meglio». Nelle poche parole affidate ad un post su Instagram da Luca Lezzerini dopo il debutto ufficiale con il Brescia, c’è un microuniverso di emozioni, che ingloba la gioia purissima per la prima da titolare dopo il lungo calvario imposto dall’infortunio, il sollievo per le ottime risposte fornite dal suo fisico in quella che era una vera e propria prova del nove dopo l’unico spezzone da 45 minuti contro il Mantova, e soprattutto l’orgoglio per essersi presentato al suo nuovo pubblico con un rigore parato. Un biglietto da visita niente male.

Sensazioni

Non poteva chiedere di meglio nemmeno Pep Clotet, allenatore delle rondinelle e l’uomo che per primo ha reso possibile questa piccola «favola» a lieto fine. «Solo chi osa rischiare è veramente libero», recita una vecchia poesia di Alda Merini, ed è in questo verso che è racchiusa la chiave di volta di quest’esordio così speciale: il catalano ha effettivamente saputo rischiare, scommettendo sulle sensazioni raccolte in settimana, fidandosi dei segnali sotto l’aspetto della tenuta fisica e mentale che «Lezze» ha disseminato nelle sedute d’avvicinamento alla sfida con il Südtirol.

E alla fine ha fatto jackpot su tutta la linea, perché Luca, anche trascurando il tiro dagli undici metri ribattuto con un gran bel guizzo, ha saputo trasmettere sicurezza a tutto il reparto. Ed è questo, probabilmente, l’indicatore più importante.

Gerarchia

Sgombrato il campo da equivoci: il titolare tra i pali è Lezzerini, così doveva essere e così è stato. Forse Andrenacci aveva coltivato in cuor suo qualche speranza dopo un’intera estate da primo. Ad ogni modo, l’atteggiamento mostrato in questi giorni è encomiabile: anziché mettere il broncio, Lorenzo ha accettato la decisione dell’allenatore, supportando il compagno ed esultando parecchio dopo il penalty parato a Mazzocchi. L’unità di un gruppo si misura anche da questi piccoli dettagli.

Tra i due si è peraltro instaurato subito un forte legame d’amicizia che contribuisce ad alleggerire la quotidianità del lavoro a Torbole. Merito di Andrenacci, che come detto ha rafforzato il proprio status di professionista integerrimo, ma anche di Lezzerini, che ha saputo entrare in punta di piedi in uno spogliatoio che il compagno frequentava da ben più tempo, scegliendo il 12 come numero di maglia ed evitando dunque di «scippare» la 1 a Lorenzo, comprendendo che in quel momento sarebbe stata una forzatura. Sono segnali, si diceva: è soprattutto così che si rema tutti verso un unico orizzonte.

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