Brescia, servono più esperienza e qualità ma intanto c’è la sostanza

È la serie B, bellezze: ce n’eravamo forse scordati? E in più era un primo atto: a Benevento allora che dovrebbero dire o fare? La partita con il Südtirol è in archivio, ma non c’è accordo popolare in quale categoria andare a inserirla: c’è chi s’è preso i tre punti e li ha apprezzati per il valore intrinseco e pazienza se non erano «vestiti bene», c’è chi invece s’è concentrato quasi soltanto sulle cose che non sono andate al punto di lasciarsi andare a vero pessimismo.
Perché l’equilibrio non è di questo calcio e a maggior ragione difficilmente può esserlo per una piazza che è conscia del fatto che il viaggio vada affrontato a fari spenti, ma che ancora comunque necessita di tempo per metabolizzare. La pazienza si fa presto a predicarla, ma praticarla è sempre difficile. Dove sta la verità? Nel mezzo, come sempre. E insieme a tre punti che comunque la si pensi sono e restano croccantissimi, non si può non sottolineare l’anima e lo spirito - quindi la sostanza - che dall’inizio della stagione rappresentano la costante: se soffri, ma poi vinci e tra l’altro non pigli gol, non è un caso. È organizzazione: quella che la squadra non ha mai smarrito.
Analisi
Non era il caso di azionare le grancasse dopo l’esibizione di Pisa in Coppa Italia, ma ovviamente quel tipo di Brescia arrembante e champagnino aveva creato un certa aspettativa estetica per una prima di campionato contro una squadra neopromossa e in difficoltà tecnica. E tra l’aspettativa e la realtà, ha prevalso la seconda con un assaggio della solita durezza del campionato. Può esserci stata anche un po’ di sottovalutazione da parte del Brescia?
Magari sì - e che a prescindere si potesse fare di più a livello di prestazione (se è andata bene l’assunzione del rischio con Lezzerini, decisamente meno bene è andata con Huard e le fasce sono state un grosso punto debole) è opinione anche nel quartier generale delle rondinelle - ci può stare anche questa chiave di lettura dentro un’analisi che però è composita. Ma tra tanti fattori da prendere in esame, probabilmente quello che spicca più di tutti è che questa squadra è, oltre che ancora in fase di mentalizzazione - a tratti domenica abbiamo visto un Brescia borderline, ancora attratto da quel sentimento di paura predominante la passata stagione - anche incompleta.
Il gioco di Clotet, molto ambizioso (ma anche pratico: in fondo si è vinto con una punizione, un rigore parato e un contropiede), per sbocciare davvero, ha certamente bisogno di input di una qualità con il surplus che non può, per cominciare, non essere immesso in un centrocampo al quale manca la mente che sappia tenere accesa la luce in modo continuo. Uscito Ndoj - che pure non era in serata monstre, ma più in vena di fiammate - è stato il buio: ma non si può dipendere solo dalla classe di un giocatore e della vena di un singolo: è questione di far decollare un contesto nel quale il talento dove c’è (Galazzi) è acerbo e va accompagnato, dove Bertagnoli rappresenta una preziosa via di mezzo, dove Bisoli e Labojko sono più quantità che altro e dove Garofalo per caratteristiche farà molta fatica a trovare spazio.
E dove i panni del regista, per ora a Van de Looi vanno ancora piuttosto larghi. Serve anche più sapienza. E più esperienza, per riuscire a gestire con meno patemi i momenti hot: non a caso, nel secondo tempo anche il forfait di Moreo, tra l’altro condizionato dalla botta presa presto, ha fatto calare ulteriormente le azioni del Brescia. La «prima», ha dettato l’agenda delle priorità a club e Pep: visto che è arrivata una vittoria che comunque non ha fatto una piega e che è stata meritata, meglio così. I segnali, sono fatti per essere colti.
@Sport
Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
