Calcio

Brescia, conto alla rovescia e angoscia cercando soluzioni

L’iscrizione al campionato è a rischio, mentre si cerca di tenere in piedi e sbloccare la trattativa per il club
Massimo Cellino - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Massimo Cellino - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
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L’ottimismo e la fiducia che all’inizio della scorsa settimana erano anche palpabili, d’un tratto e piuttosto repentinamente si sono trasformati in un conto alla rovescia scandito dall’angoscia. Ma non ancora dalla disperazione: c’è chi si sta adoperando affinché la trattativa che ha per oggetto la compravendita del Brescia non solo resti in piedi, nonostante le turbolenze che l’hanno investita, ma si sblocchi portando a un lieto fine. Quello che a ora è difficile immaginare. Però non è impossibile ed è sullo spiraglio che resta aperto che bisogna sforzarsi di rimanere concentrati.

Tempi stretti

Più passano le ore, col calendario che oggi segna giugno, più crescono i punti di domanda. Rispetto a quel che accadrebbe se il cosiddetto gruppo Marroccu non riuscisse a sfondare e a entrare nel club per procedere a quel finanziamento soci che immetterebbe nelle casse (vuote) della società il denaro che serve a mettere in regola con le ultime scadenze e con le pendenze del pregresso: passaggi che non sono solo passaggi, ma la conditio sine qua non sarebbe possibile procedere a formalizzare, entro il 24 giugno, l’iscrizione al campionato di serie C (o eventualmente B).

Gli scenari

Il tempo corre e, soprattutto, i pagamenti vanno effettuati entro venerdì prossimo. Ma se non intervenissero i nuovi investitori? C’è paura di scoprirlo. Da un lato appare impossibile, contro qualsiasi logica economico-imprenditoriale, che Massimo Cellino possa lasciar morire il Brescia (una società fino a prova contraria sana) e dunque un proprio patrimonio solo per il gusto di un «muoia Sansone con tutti i Filistei». Ma dall’altro lato, chi se la sente di mettere la mano sul fuoco e di garantire che Cellino farà quello che va fatto se la società resterà nelle sue mani? La risposta è: nessuno. Nemmeno gli avvocati e i consiglieri che lo attorniano. Tutti si limitano a «confidare nel buon senso» di un presidente che è un imprenditore». Niente più. E i fatti dicono che al momento i soldi necessari ai bisogni impellenti (registriamo anche che diversi collaboratori del settore giovanile, oltre ad alcuni della prima squadra sono in attesa di ricevere le loro spettanze) del Brescia, non ci sono.

Magari Cellino li sta attualmente conservando altrove, ma la minaccia di lasciare la società al proprio destino (che può voler dire anche una ripartenza dall’Eccellenza) resta da prendere sul serio. Ed è, come ripetiamo da giorni, l’arma più potente nelle mani di un presidente-patròn affatto domo o spento come invece vuole continuare ad apparire nelle sue uscite pubbliche.

«Chi è causa del suo mal pianga se stesso» è il messaggio implicito contenuto nelle motivazioni del Tfn, ma per il presidente del Brescia i colpevoli della situazione peggiore di sempre che si è venuta a creare sono tutti – politica, tifosi, giornalisti, vertici del calcio – tranne che di se stesso.

Il nodo

Ad ogni modo, lo stato attuale dice che la trattativa si è incagliata sul nodo dell’esistenza solo «aleatoria» di un accordo con l’Agenzia delle Entrate. Per gli investitori, avere o non avere la certezza di questa intesa – nel quanto e nel come – sulla somma da conferire all’Erario per mettersi in regola rispetto al debito maturato attraverso le compensazioni fasulle – fa tutta la differenza di questo mondo.

«È solo una questione tecnica –  ha liquidato la questione il consigliere, ora con potere di firma del club Stefano Midolo –: non c’è ragione di pensare che l’Agenzia delle Entrate di Brescia non conceda un’intesa». Ma la controparte vuole garanzie e certezze perché di incertezze in tutto questo surreale mondo nel quale il Brescia si è trasformato, ce ne sono fin troppe.

Cifre

Un dettaglio dell'ingresso della sede del Brescia - Foto New Reporter Zanardelli © www.giornaledibrescia.it
Un dettaglio dell'ingresso della sede del Brescia - Foto New Reporter Zanardelli © www.giornaledibrescia.it

Balla un biglietto d’ingresso da 3 o da 6.7 milioni. Non è la stessa cosa, ma soprattutto non lo sarebbe, questo è quanto emerge, dentro il quadro totale di un accordo che è top secret sia a livello di cifre che di condizioni. Dunque, quel che andrebbe compreso, è se una cifra o l’altra da immettere subito comporterebbe riscritture di bozze alle quali in realtà non c’è più tempo di lavorare. Perché questo è il tempo del fare.

L’orizzonte per una fumata bianca è quello di martedì, mercoledì al massimo. Andare oltre sarebbe rischiosissimo per tutti i motivi di questo mondo.

La Loggia

Nel frattempo, le bocche di chicchessia sono cucite e anche a Palazzo Loggia, sul tema, la sindaca Laura Castelletti si è auto imposta il silenzio in attesa di sviluppi o di avere più dettagli. «La politica non ha alcun titolo per intervenire, al limite noi possiamo accompagnare chiunque arrivi a presentare un progetto serio» ha detto a «Messi a fuoco» su Teletutto l’assessore Alessando Cantoni. C’è chi spera, qualora la situazione precipitasse, nell’intervento di qualche «cavalieri bianco» pronto a offrire contributi economici alla causa iscrizione. Ma detto che la situazione è un po’ più complicata di un «prestito» (ma poi, a chi? A un imprenditore a capo di una società della quale ha sempre sbandierato modello e conti a posto?), servirebbero comunque carte scritte e passaggi di denaro dai conti del club in una situazione nella quale oltretutto Cellino ha tagliato i ponti, o giù di lì, anche con i pochi amici colleghi bresciani con cui ha avuto rapporti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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