Brescia, il Tfn: «Cellino ha colpe, doveva verificare i crediti»

Depositate le motivazioni della sentenza che ha condannato il club alla serie C
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

La sede del Brescia Calcio - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
La sede del Brescia Calcio - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

In undici pagine il tribunale Federale nazionale ha stabilito che i tempi delle indagini da parte della giustizia sportiva sono stati rispettati e che il Brescia di Massimo Cellino aveva l’obbligo di verificare la credibilità della società da cui ha acquistato crediti di imposta risultati inesistenti. E tutto questo «non può che comportare, a carico del Brescia Calcio SpA la sanzione di otto punti di penalizzazione in classifica» e quindi la retrocessione in serie C scrive il presidente del collegio Carlo Sica nelle motivazioni della sentenza di primo grado depositate ieri sera.

I tempi

Cellino attraverso i legali, aveva messo nel mirino i tempi di contestazione da parte della Procura federale che per i fatti di febbraio ha trasmesso gli atti al Brescia solo il 18 maggio violando, secondo il club, i dieci giorni di tempo previsti dalla norma per completare le contestazioni relative al periodo sotto indagine. «Il termine di 10 giorni decorre dal momento in cui vi è certezza della illiceità della situazione. La circostanza che la Covisoc abbia fatto richiesta di accertamenti all’Agenzia delle Entrate indica che la certezza vi è stata solo nel momento in cui è stata ricevuta la risposta di quest’ultima».

Mancato controllo

Nella memoria difensiva il Brescia aveva messo nero su bianco che «la proposta di acquistare crediti di imposta dalla società Gruppo Alfieri SPV srl sarebbe pervenuta dal dott. Marco Gamba, commercialista di fiducia del Brescia calcio, il quale non solo avrebbe, in occasione delle scadenze federali, prospettato al presidente Cellino tale opportunità, ma avrebbe anche direttamente seguito l’intera operazione». Per i giudici però «ammesso anche che i fatti si siano svolti come riportato, ciò non vale ad esimere Massimo ed Edoardo Cellino dalla responsabilità in relazione alle condotte contestate».

Il presidente del Brescia e il figlio «in assenza di qualsivoglia minima attività di verifica e di controllo in ordine alla idoneità e serietà dei soggetti coinvolti, hanno proceduto ad acquistare, il medesimo giorno delle scadenze federali, crediti per oltre un milione di euro da utilizzare per l’adempimento degli obblighi fiscali e previdenziali». Condannando alla penalizzazione le rondinelle e alla retrocessione in serie C il collegio aggiunge: «La condotta di Cellino è ancor più grave se solo si consideri che per comprendere la realtà dei fatti, o quantomeno per ingenerare un dubbio sulla legittimità dell’operazione, sarebbe bastato estrarre una semplice visura camerale, dalla quale, emergevano circostanze tali da consentire di comprendere l’inaffidabilità della società Gruppo Alfieri SPV s.r.l., o comunque da suggerire ulteriori e più approfondite verifiche».

Ora gli avvocati del Brescia sono al lavoro per predisporre il ricorso in appello da depositare la prossima settimana.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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