In undici pagine il tribunale Federale nazionale ha stabilito che i tempi delle indagini da parte della giustizia sportiva sono stati rispettati e che il Brescia di Massimo Cellino aveva l’obbligo di verificare la credibilità della società da cui ha acquistato crediti di imposta risultati inesistenti. E tutto questo «non può che comportare, a carico del Brescia Calcio SpA la sanzione di otto punti di penalizzazione in classifica» e quindi la retrocessione in serie C scrive il presidente del collegio Carlo Sica nelle motivazioni della sentenza di primo grado depositate ieri sera.
I tempi
Cellino attraverso i legali, aveva messo nel mirino i tempi di contestazione da parte della Procura federale che per i fatti di febbraio ha trasmesso gli atti al Brescia solo il 18 maggio violando, secondo il club, i dieci giorni di tempo previsti dalla norma per completare le contestazioni relative al periodo sotto indagine. «Il termine di 10 giorni decorre dal momento in cui vi è certezza della illiceità della situazione. La circostanza che la Covisoc abbia fatto richiesta di accertamenti all’Agenzia delle Entrate indica che la certezza vi è stata solo nel momento in cui è stata ricevuta la risposta di quest’ultima».




