La buona notizia è che, toccato il fondo - e scavato anche un po’ più in basso - si può solo risalire. Solo che, prima, bisogna ripartire. E ancora prima, occorre sapere come farlo. Ed è qui che l’asino casca immediatamente.
Perché dopo una stagione di patimenti estremi, condita da eventi gestionali che mal si sposano con dinamiche da calcio professionistico e conclusasi come un film sia dell’orrore che del terrore, c’è anche la pena accessoria: quella di non sapere cosa ci sia nel prossimo futuro del Brescia. E questa mancanza di conoscenza della prospettiva, non aiuta il processo di metabolizzazione della serie C guadagnata sul fianco. Sono tante le incognite. La madre di tutte quante, ovviamente, è figlia delle intenzioni, ancora celate, di Massimo Cellino. O meglio, l’intenzione - come continuano a sostenere le pochissime persone che fanno parte del suo entourage - andrebbe verso l’idea di cedere il passo. Ma lo stato dell’arte quale è? Il tema è proprio questo.
In caso di permanenza in serie B, ha rivelato pochi giorni fa a un suo confidente, sarebbe stata pronta la cessione a un fondo straniero. Abbiamo poi svelato del concreto interesse (anche per un Brescia in C) di un grande imprenditore locale che a Cellino ha messo in mano una proposta: una trattativa, seppur non semplice e attraverso una mediazione, era iniziata. Ma l’interessato ha fatto marcia indietro dopo gli accadimenti di giovedì notte.




