Rabbia, tanta. E incredulità. Anche se non può dirsi una sorpresa. Da mesi, al di là dell’afflato di reale e concreta speranza nell’ultimo scorcio, eravamo pronti a questa evenienza: ma nell’intimo, pronti non si è mai davvero. Il Brescia è in serie C: nero su bianco. Il Brescia è retrocesso: non c’è appello. Signore e signori: il disastro è servito. Il Brescia è in serie C. Il Brescia è retrocesso. E bisogna continuare a ripeterselo per vincere l’incredulità.
Lo scempio è stato certificato ieri, ma non si è consumato davvero ieri. È stato costruito e fabbricato - non siamo nel campo della casuale annata no, di quelle che possono capitare - su solide basi di superficialità, incuria, supponenza, improvvisazione a vari livelli e paurosi vuoti. Ingiustificabili. Con un’aggravante: il Brescia torna in quella serie C che non conosce più da 38 anni al termine di uno dei campionati di serie B dai valori più mediocri di sempre. Fa malissimo l’epilogo. Come un cazzotto dritto alla bocca di uno stomaco già afflitto dal dolore cronico di una stagione letteralmente allucinante. Nella quale Massimo Cellino ha superato persino se stesso. Massimo Cellino: la firma sulla stagione è la sua.



