Brescia e i tifosi, una scintilla che merita di diventare fuoco

Al Rigamonti un clima conciliante ha fatto da benzina per la vittoria stellare contro il Palermo
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

La curva Nord durante Brescia-Palermo - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it
La curva Nord durante Brescia-Palermo - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it

E tu c’eri? Perché la serata di Brescia-Palermo si è rivelata una di quelle situazioni da tappeto rosso che chi si è ritrovato a calpestarlo – una buona metà lo ha fatto per fede allo stato puro, l’altra metà magari per noia, per caso, per pura curiosità o per passaparola – ha raccontato l’esperienza per filo e per segno.

E continuerà a farlo anche nei prossimi giorni, in una settimana che porterà ancora in direzione Rigamonti, per aspettare il Cittadella. Ma ci sarà tempo di scandire la vigilia verso una di quelle partite maledette che animano la serie B.

Questo, è il tempo da dedicare al gaudio. Ripercorrendo, fotogramma per fotogramma, lo splendido venerdì sera. In cui è stato come se il Brescia e la città, quella tiepida e quasi indifferente a ciò che accade nell’impianto di Mompiano, si fossero date un appuntamento al buio. Che alla fine è andato benissimo, perché si è accesa una scintilla. Che può diventare fuoco? È la missione silenziosa, dentro la missione silenziosa, che Bisoli e compagni si sono dati mettendosi subito in mostra nella vetrina meglio illuminata, quella del debutto in campionato.

Il Brescia ha fatto il Brescia e nel momento in cui si è trattato di giocarsi la prima vera posta della stagione, ha raccontato di sé che no: l’amichevole col Genoa e il successone in Coppa Italia con il Venezia non erano stati risultati e prestazioni casuali, ma con un senso e un obiettivo dichiarato e centrato contro il Palermo. Calcisticamente distrutto dentro un secondo tempo stellare.

Davide Adorni esulta dopo il gol vittoria - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
Davide Adorni esulta dopo il gol vittoria - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it

Ha fatto tutto una squadra che se dovessimo utilizzare una immagine per descriverla, sceglieremmo la corda: se uno sbaglia il passo, dietro c’è sempre e subito un altro in soccorso, un nodo intrecciato dietro l’altro fatti con un materiale tanto robusto quanto impermeabile che è l’anima, il carattere, di una squadra che mai si scompone e che passa da un momento all’altro della partita, da una interpretazione all’altra della partita con una nonchalance incredibile.

Continuità

Ci sono tanti Brescia dentro al Brescia, ma sono tutti frutti del seme unico di una continuità nella quale Massimo Cellino è stato molto bravo a credere e che ora dovrà sempre continuare a essere il primo a cavalcare. Buonsenso, coerenza e sinergia pagano. E forse anche questi ingredienti, hanno contribuito a quel che venerdì è parso – o nel quale vogliamo vedere – un primo segnale di risveglio della «coscienza» della città.

Non c’è stata ressa a Mompiano, eppure è bastato raddoppiare il numero medio delle anime di solito presenti al Rigamonti, per ritrovarsi immersi in un clima di partecipazione a un rito collettivo: solo tifo propositivo (non è sfuggito tra l’altro che per la prima volta da tempo immemore sono mancati cori contro Cellino: difficile però ora se si sia trattato di una «tregua» implicitamente dettata da una serata di gran gala o se sia stato un segnale distensivo), solo partecipazione e spinta fino alla fine.

Ha fatto la differenza? Sì: ha fatto la differenza. E tutti i puntini si sono uniti: la curva ha trascinato il resto dello stadio che ha trascinato la squadra che ha trascinato la curva che ha trascinato il resto della squadra. Tutti insieme. «Si è visto che allora questa città ha un cuore...» ha dichiarato a caldo il presidente del Brescia: ora va fatto di tutto e anche di più per alimentare una fiammella che è rimasta troppo flebile, o quasi spenta, per troppo tempo.

In tutto questo, ci metterà ancora sempre del suo la banda di Maran. Che intanto, insieme ai primi tre punti della stagione marchiati al 90°, ha confermato l’unica sentenza che ci eravamo già sentiti di emettere: questa squadra vincerà ancora, oppure pareggerà, oppure perderà però darà sempre fastidio a tutti.

È come mettersi a provare a risolvere un rebus all’apparenza semplice come semplici appaiono i concetti del campo, ma senza che nessuno poi ci riesca. Gilardino, Di Francesco, Dionisi...Tutti e tre ci hanno capito molto poco.

La gioia dei giocatori a fine gara - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it
La gioia dei giocatori a fine gara - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it

Il Brescia è una specie di ragnatela tra spirito, tattica e singoli e in più, venerdì sera ha colpito anche il livello generale di condizione con una squadra che anziché squagliarsi nell’ennesima botta di caldo, ha chiuso in corsa (Dickmann: studiate quell’uomo). E in gol. E in vittoria.

Certo, strada facendo occorrerà fare sintesi tra primi e secondi tempi, occorrerà far «riabituare» la squadra anche ad affidarsi a un play, Verreth, che promette personalità, lanci, cambi di campo e anche un destro non banale, occorrerà esplorare a fondo tutte le soluzioni possibili (interessante l’esperimento col «doppio armadio» davanti) in fase offensiva e diventare la squadra che se serve (come servirà contro le squadre tipo il prossimo Cittadella) la partita la sa fare come vuole. Ma siamo solo all’alba: dove i sogni sorgono.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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