Resta ancora un filo d’amarezza leggendo questi numeri per il mancato salto in Serie A, ma l’ultimo bilancio della Brescia Calcio Spa è sicuramente da promozione e conferma l’oculata gestione economico-finanziaria fin qui attuata dal presidente Massimo Cellino. Al 30 giugno dello scorso anno, i conti delle Rondinelle presentano un calo dei ricavi da 44,72 a 35,16 milioni di euro; una flessione inevitabile se si tiene conto del ritorno nella serie cadetta e, soprattutto, degli effetti legati al diffondersi della pandemia da Covid-19.
La società di via Solferino, tuttavia, chiude ancora l’esercizio con un utile, pari a 3,2 milioni, e permette a Cellino di ripianare una parte delle perdite accumulate in passato (per 7,4 milioni), rafforzando così il patrimonio netto dell’azienda. Per quasi tutta la stagione 2020/21, il Brescia ha giocato a porte chiuse. «Ciò ha comportato, diversamente da quanto prospettato - scrive il presidente nella Relazione sulla gestione allegata al bilancio - un azzeramento dei ricavi derivanti dagli spettatori causa mancata vendita biglietti». Di fronte a questo crollo delle entrate relative alla «gestione caratteristica», ossia a quegli incassi legati alle gare giocate allo stadio Mario Rigamonti e agli abbonamenti, il club è stato comunque capace di mantenere un buon livello dei ricavi della «gestione accessoria» (in questa voce, anche se purtroppo il Brescia non lo specifica, rientrano i contributi della Lega, le sponsorizzazioni, i proventi dei diritti televisivi e le plusvalenze), passati da 39,28 a 35,16 milioni. A tal proposito vanno fatte tre osservazioni.




