L’arte di sapersi sporcare le mani come fa Mbappé ai Mondiali

Non tutti i fuoriclasse s’adattano alla battaglia: il francese col Paraguay l’ha fatto alla perfezione
Fabio Tonesi

Fabio Tonesi

Giornalista

La smodata esultanza di Kylian Mbappé dopo gli ottavi con il Paraguay - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La smodata esultanza di Kylian Mbappé dopo gli ottavi con il Paraguay - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Non tutti sono in grado di portare l’abito elegante o lo smoking. Quasi tutti sono bravi ad adattarsi quando c’è da banchettare in un ristorante lussuoso. Pochissimi - diciamo solo i fuoriclasse - sanno cambiare pelle a seconda delle circostanze. È il caso di Kylian Mbappé e un po’ di tutta la Francia, che ha superato indenne anche l’ostacolo Paraguay. Non così semplice come pareva alla vigilia (del resto l’eliminazione della Germania per mano dei sudamericani qualcosa doveva pur significare), alla fine di una partita brutta, sporca e cattiva a cui anche i superiori galletti di Didier Deschamps ben si sono adattati.

Parole senza bisogno di interpretazione

Il senso del match è riassunto perfettamente dall’intervista a bordocampo del suo fuoriclasse, che non ha girato intorno al concetto. «Abbiamo dimostrato che non siamo bravi solamente ad attaccare e se c’è da mettere le mani nel letame - il concetto è più o meno questo - mettiamo le mani nel letame. Scusate l’espressione. Pensavano che saremmo venuti a giocare con lo smoking, solo per fare un calcio spettacolare. Invece siamo anche questi».

Concetto chiaro. Lo si era capito sul campo, ma sempre meglio ribadirlo. In effetti, tra provocazioni e interventi rudi - anche tutelati dall’arbitro uzbeko Tantashev che è riuscito incredibilmente a non estrarre un solo cartellino giallo all’indirizzo del Paraguay, sanzionando invece tre francesi - la gara degli ottavi è stata tutt’altro che una passeggiata nei giardini di palazzo reale. Eppure la Francia non s’è per nulla intimorita, ha provato a giocare ed ha anche randellato - come si dice in gergo nostro - per rispondere ai metodi vecchio stampo dei sudamericani. Lo stesso Mbappé, oltre a trasformare il rigore della vittoria, non le ha mandate a dire agli avversari, replicava con sorrisi ironici ad ogni intervento - spesso oltre il limite -, ha mostrato di aver imparato anche le frasi meno nobili della lingua di Cervantes e a fine gara ha esultato in maniera smodata, rifiutandosi anche di stringere la mano al portiere avversario Gill.

La replica

Qualcuno potrà obiettare sul fatto che la sportività messa al primo posto nell’esclusiva accademia del calcio di Clairefontaine, per una volta, è andata persa. Però tutto ciò rappresenta anche una risposta a chi, non più tardi di un paio di mesi orsono, accusava proprio Mbappé di scarsa umiltà e professionalità. Al Real Madrid è finito più volte sul banco degli imputati - nonostante numeri comunque inappuntabili in zona gol - specie quando da infortunato, a inizio maggio, s’è concesso una mini vacanza a Cagliari con la fidanzata. A chi lo additava di giocare solo in punta di fioretto, Mbappé ha risposto con la sciabola. Anche con le mani sporche. Pure quella è un arte.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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