Dopo il debutto mondiale con Messico-Sudafrica, nelle stanze segrete della Fifa deve essere andata più o meno così. «Qualcuno aveva messo la conoscenza dell’inglese come requisito per arbitrare?». Silenzio... Sempre meglio del balbettio incomprensibile del direttore di gara brasiliano Wilton Sampaio, che all’84’ del primo match iridato era già diventato un meme vivente.
Tre rossi all’esordio sono un record, ma l’arbitro sarà ricordato per la spiegazione in un inglese stentato, davanti ai volti straniti di giocatori diventati a loro volta oggetto di risate planetarie. A confronto del povero Sampaio, il famosissimo «noio vulevan savoir» di Antonio De Curtis in Totò, Peppino e la... malafemmina – pellicola cult del 1956 – era uno straordinario esempio di poliglottismo.
Non solo competenze
In tema arbitri, alla fine è andata meglio al somalo Omar Artan. Ha lasciato gli Usa perché gli è stato negato il visto, è tornato in patria da eroe e la Uefa ha deciso di affidargli la Supercoppa europea tra Psg e Aston Villa. Non sarà la guerra fredda, ma c’è ben poco di sportivo e tanto di politico in questa strana designazione.




