«Non gioca? Gli manca carattere»: la rivincita di Rizzo Pinna, 7 anni dopo

A pronunciare quella frase fu Rosario Pergolizzi, suo allenatore ai tempi del Palermo: in Sicilia giocò pochissimo, poi restò fermo quasi un anno. Oggi è un top per la C: dribbling, punizioni e assist. Conosciamo meglio il nuovo acquisto del Brescia
Luca Chiarini

Luca Chiarini

Giornalista

Rizzo Pinna esulta così dopo i suoi gol - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Rizzo Pinna esulta così dopo i suoi gol - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Un gol all’andata, uno al ritorno. Andrea Rizzo Pinna ha sbriciolato il sogno promozione del Brescia, che ora gli chiede di riattaccare in fretta i cocci. Era la prima scelta, fin dall’inizio, di Ferretti e Corini: serviva qualcuno che saltasse l’uomo, che garantisse imprevedibilità, è arrivato quello che l’ha fatto meglio nell’ultima stagione. L’Union l’ha sperimentato sulla propria pelle nella doppia sfida play off.

Dribbling e piazzati

I numeri raccontano tanto, ma non tutto. Gli otto gol e i sette assist con l’Ascoli sono un bottino importante. Non il migliore. Quello risale al campionato 2023/2024 con la Lucchese: tredici centri, sempre in C. Oltre le statistiche c’è un’annata da protagonista assoluto della cavalcata dei marchigiani. Tomei ha trovato in lui il perfetto interprete dell’espressione offensiva e coraggiosa del suo calcio.

Brevilineo, bravo ad attaccare gli spazi. A suo agio nello stretto: il dribbling è la specialità della casa. È la terra rara che Corini cercava. Ad Ascoli ha quasi sempre fatto il trequartista puro, con qualche incursione sull’esterno: in carriera ha giocato anche in zone più periferiche, ma il suo habitat è al centro. Ha ottime doti balistiche anche da fermo: un nuovo specialista dei piazzati, che all’Union potrebbero pure diventare suo appannaggio.

Lo scontro con Pergolizzi

Brescia è nel suo destino: «Lì segnai il mio gol più bello, scartando tutti, compreso il portiere, facendo sempre suola-interno», raccontò anni fa ai canali ufficiali dell’Atalanta. A Bergamo, lui che è nato a Milano (nel 2000) ma è cresciuto a Romano, ha fatto tutte le giovanili, dai Pulcini alla Primavera. I progressi in nerazzurro l’hanno portato a partecipare anche a un Europeo Under 17.

La prima vera esperienza tra i grandi, dopo un passaggio trascurabile tra Spal e Inter, fu quella a Palermo. Una piazza importante, che all’epoca navigava nelle acque torbide dei dilettanti, in serie D. Fu un disastro. Il tecnico dell’epoca, Rosario Pergolizzi, sbottò a ottobre quando gli chiesero conto delle continue esclusioni dai convocati di Rizzo Pinna: «Se non hai le palle non puoi giocare. Devi saperti inserire all’interno del progetto e aiutare la squadra. Non sarà più convocato finché non dimostrerà il suo carattere. Deve crescere e avere la testa al posto giusto».

Quella stagione si concluse con una cinquantina di minuti in campo, spalmati su due presenze, e l’interruzione anticipata per Covid. Andrea restò fermo praticamente per un anno, dalla sospensione a inizio marzo al ritorno in campo nel febbraio del 2021 con la Vis Artena. Svincolato per sei mesi, ignaro di quello che sarebbe stato il suo futuro, visse il momento più duro a livello professionale. Ma seppe reagire e risalire la corrente.

L’esplosione

Rizzo Pinna con la maglia del Cosenza contro il Brescia - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Rizzo Pinna con la maglia del Cosenza contro il Brescia - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Il Foggia lo riprese in C nel 2021/2022: poche presenze, un paio di gol, comunque sufficienti a far sì che la Lucchese lo notasse e lo portasse in Toscana. Lì fece il vero salto (con un gol straordinario da centrocampo contro la Reggiana). Quello che lo proiettò in B, con una retrocessione dolorosa a Cosenza, ma pure una trentina di partite (parecchie da titolare) in cadetteria. Fino al passaggio ad Ascoli.

Chi l’ha conosciuto lo descrive come un ragazzo educato, un professionista esemplare. Un ritratto lontanissimo dalle intemperanze viste in controluce nell’intemerata di Pergolizzi. All’epoca aveva diciannove anni, oggi ne ha ventisei. L’età giusta per consacrarsi tra i top in questa categoria: quello status l’ha acquisito di diritto dopo l’ultimo campionato, ma ora va consolidato.

La sfida è farlo in un contesto tattico diverso dal piccolo capolavoro assemblato da Tomei. Non avrà due esterni offensivi alti che gli libereranno spazio per le incursioni centrali, dovrà stare attento a non pestare i piedi a Marras. Da giovane ha fatto la mezzala, per un breve tratto addirittura il difensore: il bagaglio tattico è quello di chi sa adattarsi. Dovrà farlo anche a Brescia, per prendersi la B e non mollarla più. Può essere l’occasione giusta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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