Andrea Caracciolo: «Corioni non è stato rivalutato a sufficienza»

Andrea Caracciolo è stato uno dei figli calcistici prediletti di Gino Corioni. A distanza di 10 anni dalla scomparsa dello storico numero uno del Brescia, l’attuale presidente del Lumezzane lo ricorda con affetto e stima immutati. Se possibile, aumentati anzi.
«Ultimamente mi vesto un po’ classico e ho preso l’abitudine di utilizzare un ferma cravatta. Una persona un giorno mi ha detto "sembri Corioni". E io ho risposto che ero molto onorato e che allora quell’accessorio lo avrei utilizzato a maggior ragione ancora più spesso». Tendenza Gino: per Andrea Caracciolo, molto semplicemente «Corioni è un mio punto di riferimento. Tanto è vero che nel mio ufficio ci sono anche le sue fotografie».
È un suo modello nell’interpretazione del ruolo di presidente del Lumezzane?
«Ci sono Camozzi e gli altri soci che mi danno indicazioni e suggerimenti preziosi, ma certo penso tanto anche a Gino. E mi rendo conto solo adesso di quanto grande fosse la sua responsabilità da presidente del Brescia e di quanto fosse difficile».
In che circostanze le capita di pensare a Corioni?
«Basti dire che quando passo sulla A4 e arrivo all’altezza della Saniplast faccio ciao con la mano e penso "se ci fossi ancora tu...". Col pres ho avuto un legame affettivo profondo, ma lo sapete».
Tornando indietro quali dispiaceri non gli ridarebbe? Si farebbe magari vendere per tanti soldi?
«Glieli ridarei tutti quanti. Rifarei tutto uguale. Perché tanto saprei che lui mi perdonerebbe ancora e sempre. Però penso che una volta lui da lassù si è vendicato...».
Quando?
«Nella partita contro il Crotone dopo la sua morte. Io ebbi una grande palla gol e inciampai da solo davanti al portiere. Non me la perdonai perché volevo segnare e onorarlo. Ma poi col tempo – sorride – ho pensato che in realtà era stato proprio lui a farmi sbagliare per dispetto».
E quale pensa sia stata la gioia più grande che gli ha dato?
«Gli sono sempre stato vicino, ho tenuto la squadra unita nei momenti peggiori, prendevo sempre le sue difese. Perché lui comunque ci metteva sempre la faccia. Non è da tutti presentarsi in uno spogliatoio per raccontare problemi grandi con trasparenza».
È contento del fatto che col tempo la sua figura sia stata rivalutata?
«Sì, ma non è ancora abbastanza. Ha lasciato una grande eredità e il fatto che Baggio o Guardiola abbiano legami qui è grazie a lui. Con lui era tutto diverso».
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