Ehi, c’è un nuovo sir nel Regno Unito. Ha comandato la Premier League, può prendersi – tra nove giorni – la Champions League. Ha 54 anni, parla il bresciano della Bassa, ma con inflessione spanglish, in una mescola speciale di spagnolo e inglese. A ogni modo, è la lingua di un vincente: una specie di esperanto che apre le porte del calcio che conta e dei titoli che valgono triplo.
Un anno vissuto a mille
Andrea Berta ha confermato di avere un tocco magico, ma non si tratta di stregoneria o colpi di fortuna: è roba di ingegneria calcistica. È roba di conoscenza, strategia, visione, velocità, metodo e bassissimo profilo. Così, in un anno, il dirigente di Orzinuovi ex impiegato di banca e gavetta tra i campetti dei tornei serali e i campacci di serie C, ha saputo interrompere un frustrante digiuno di vittorie durato 22 anni per l’Arsenal. Di nuovo campione d’Inghilterra, a interrompere l’egemonia – con sprazzi di Liverpool – del Manchester City.
Stavolta, l’allievo Mikel Arteta ha superato il maestro Pep Guardiola. E poco importa se per i Gunners si è trattato fino a un certo di una corsa lanciata poi diventata più trattenuta fino a favorire il pericolosissimo ritorno primaverile del City.
I cavalli vincenti si vedono all’arrivo e l’Arsenal di questa stagione, costruito a partire dal marzo ’25 da Berta, era una bestia calcistica di razza pura. Che davanti ha ancora il grand prix di Champions League: a Budapest il 30 maggio c’è la finale stellare contro il Paris Saint Germain.
Una storia di gavetta e successi
Berta, è passato negli anni della sua travolgente carriera dallo scegliere i giocatori per il Carpenedolo ad alzare trofei per un decennio all’Atletico Madrid nell’accoppiata tecnica con il Cholo Simeone (un rapporto purtroppo finito con qualche attrito e persino qualche spinta a bordocampo nella recente semifinale di Champions). In Spagna ha conquistato due scudetti, Supercoppa spagnola, un’Europa League e una Supercoppa europea. Anche in quel caso l’Atletico Madrid seppe interrompere l’alternanza di potere tra Real Madrid e Barcellona.
Dunque, nella sua prima vita dentro una dimensione internazionale, Berta seppe sognare, progettare e infine realizzare una nuova realtà vincente. Mentre a Londra, la posta era ancora più alta: la sfida era quella di riportare l’Arsenal laddove la sua storia aveva sempre visto collocata la squadra del quartiere di Highbury, ovvero nel gotha. Dato che i Gunners, dopo United e Liverpool, sono la squadra più titolata del Regno Unito. Missione compiuta peraltro in maniera inusuale: la vittoria è infatti arrivata per via «indiretta», ovvero aspettando tutti insieme – squadra e dirigenti – nell’area hospitality dell’Emirates, le notizie della gara Bournemouth-City. l’1-1 finale ha fatto esplodere la testa con l’azzurro Riccardo Calafiori capofila impazzito di canti e balli biancorossi.
La famiglia, le radici saldissime e il profilo basso

Riportato a casa il titolo Nazionale dopo l’ultima volta che fu nell’epoca di Arsène Wenger, stagione 2003-2004, il focus adesso è sul 30 maggio: in campo con il Paris Saint Germain i Berta boys andranno per il doblete. Che avrebbe un sapore storico al massimo dato che l’Arsenal mai nella sua storia ha vinto la Champions League. È solo la seconda volta che i londinesi raggiungono la finale e l’ultima volta che accadde, 20 anni fa esatti, vennero sconfitti dal Barcellona.
Berta continua a rimanere defilato: non ama le passerelle, evita volentieri fotografie e interviste. Il suo habitat è la scrivania, il suo terreno di caccia è piuttosto nelle app che consentono di effettuare lo scouting. Una specialità che è di Maurizio Micheli, dirigente romano che a Brescia lavorò nello staff di Gianluca Nani e che da novembre scorso è il braccio destro di Berta a Saint Albans, laddove sorge il centro sportivo dell’Arsenal e laddove Berta vive con la moglie Miriam e la figlia Paola. E dove spesso viene raggiunto dal fratello Cesare e dal nipote Alessandro.
Ci piace sempre sottolineare la dimensione familiare, dunque umana, di Berta che mentre cammina sul tetto del mondo, sa restare sempre terra terra, sul suolo della normalità: perché sa quanto quel tetto possa essere di cristallo, sa quanto il potere possa finire per logorare anche chi ce l’ha. E sa dunque quanto sia importante rimanere un tutt’uno con le proprie radici. Un aneddoto per tutti: Berta, che ama anche tenersi sempre informato sulle vicende dell’Union Brescia, non manca mai alle feste della classe di Orzinuovi e l’ultima reunion fu sponsorizzata proprio da lui. Ehi, c’è un nuovo sir in città. E quella città è nientemeno che Londra.




