Quando si parla dei rapporti tra Italia e Francia, siamo trascinati dal popolare patriottismo. Tanto che ancora oggi reclamiamo la Gioconda esposta al Louvre perché la riteniamo nostra, quando in realtà l’unico furto acclarato fu nel 1911 quello – poi sventato – di un ex impiegato di origini italiane. Calcisticamente parlando, ci sarebbe una cosa da rubare ai francesi: il progetto di rilancio. Perché i galletti che ora ammiriamo, in realtà sono figli di un disastro.
Il percorso
Dell’ammutinamento del 2010 e del solo punto nel girone in Sudafrica. A quel punto al centro furono rimessi i vivai e in particolare l’Accademia del calcio del quartier generale federale di Clairefontaine. Cambiando la metodologia, per tre anni di corso riservato a pochissimi: davanti a tutto l’aspetto educativo, poi l’intelligenza di gioco, la tecnica, il collettivo e infine la parte atletica. I risultati sono evidenti: la Nazionale ha un bacino infinito, negli ultimi 10 anni ha vinto un Mondiale ed è stata finalista nell’altro, ora è favorita. In Italia dopo tre mancate qualificazioni siamo agli strilloni e nemmeno alla fase della pianificazione...




