Il mate è stato subito offerto allo spogliatoio, ad agosto, e lo hanno assaggiato tutti. L’asado, invece, è una promessa per una cena, che adesso si potrebbe anche organizzare, per festeggiare. Perché il Cellatica quest’anno viaggia su frequenze sudamericane: Lucas Szafran, già visto su questi schermi in maglia Breno (tre anni e un gol decisivo per salire in D) e Darfo Boario, e Martin Sosa, entrambi a segno domenica a Cremona in casa Sported.
Divisi dal fiume
Argentino il primo, italo-uruguagio il secondo. E dire che tra i due stati confinanti non corre storicamente buon sangue. «Ma qui è una storia diversa – spiega Szafran, classe 1996 - tanto che con Martin s’è creato un bel feeling. Quando non dobbiamo farci capire dagli altri, parliamo spagnolo, altrimenti via con l’italiano. È un gioco anche questo. Scherzi a parte, si è creato un gruppo sano, anche se è un torneo molto complicato siamo convinti di poter lottare: contro la Sported abbiamo vinto uno scontro diretto, ora guardiamo avanti».

Martin, in realtà, è convinto che il Cellatica valga di più. «Sento parlare di salvezza difficile, ma secondo me c’è tanta qualità: è vero, è un gruppo giovane, ma questo può essere un vantaggio. Fisico, perché corri di più, e anche mentale: per me, che sono il più giovane e avevo fatto solo mezzo torneo di Promozione, è stato più facile inserirmi».
Lucas, classe 1996, si lega alla nostra provincia anche per un progetto d’amore. Matrimonio in vista? «No, per ora no, ma da anni sto con una ragazza della Valle Camonica e siamo felici: dopo avere salutato Breno e Darfo, ho girato l’Italia, giocando tra Campania, Calabria e Sardegna. Ora sono tornato, convinto di essere a casa. E l’ho fatto anche per ragioni affettive. Il nostro calcio? È il più intenso di tutti, non c’è paragone con le altre regioni. E dunque è più difficile».
Come un danza
Martin, classe 2008, ha ereditato dal papà Fernando la dinamica di alcuni movimenti in campo: non a caso, prima di diventare ala, è stato fantasista, sempre elegante. «Mio padre è venuto in Italia a 14 anni: voleva fare il calciatore, è diventato ballerino professionista e ha una scuola a Rozzano. Mi piace pensare che il dribbling sia una danza. Ai miei genitori devo tanto: mi portano a Cellatica quattro volte a settimana. Per questo il mio prossimo gol dev’essere la patente, attesa per novembre».
Prima - chissà - ci sarà una cena a base di asado. «Aspetto l’invito - sorride Lucas - ma so che arriverà: Martin me l’ha promesso». Magari al prossimo gol.



