Quando Brescia e Trieste si incontrano ai play off sul parquet giuliano ne esce sempre una gara epica, anche in senso letterario. Un parziale blackout, che oramai è una costante dopo la folle gara 4 di dodici mesi fa, un’intera gara giocata praticamente tutta spalla a spalla, un finale punto a punto dove è successo tutto e il contrario di tutto, da una parte e dall’altra, in termini di errori e di giocate eroiche. Alla fine però ne esce ancora una volta l’esperienza e la forza del gruppo bresciano.
L’asse
La Germani è riuscita a riprendere in mano il fattore campo nelle serie alla prima occasione utile nonostante l’infortunio muscolare che ha costretto Amedeo Della Valle a osservare la sfida dalla panchina e le condizioni non ottimali di Ndour e Cournooh.
A indicare la via ci ha pensato l’asse balcanico che ha percepito nell’aria di confine il profumo di casa. Ivanovic ha sfiorato la tripla doppia chiudendo con 10 punti 9 rimbalzi e 8 assist, mentre Miro Bilan ha fatto registrare la seconda doppia-doppia consecutiva, la 13esima della stagione, scrivendo a referto 20 punti conditi da 12 rimbalzi.

L’azzardo
Proprio nel tentativo di contenere il centro croato lo staff biancorosso ha scelto di schierare per la prima volta nella serie il centro Sissoko, rinunciando così a Uthoff, ma la scelta si è rivelata tatticamente azzardata. L’affollamento in area, ad esempio, ha condizionato le percentuali al tiro da 2 che sono scese al 50% (17/34) per i biancorossi dopo il 40 su 65 (66%) dei primi due atti.
Nelle serie al meglio delle 7 gara 5 viene definita «the pivotal game» soprattutto in situazioni di parità perché è la gara che può indirizzare la serie. Potrebbe valere lo stesso discorso per questa gara 3 che mette così due match point sulla racchetta della Germani per tornare in semifinale scudetto per il terzo anno consecutivo.




