Trieste, coach Taccetti: «La Germani è ancora più spietata»

In qualità di head coach, per la prima volta, Francesco Taccetti affronta la Germani da avversario. Accadrà domenica, alle 18, al PalaTrieste, per la ventisettesima di campionato. La Pallacanestro Brescia è al momento la seconda forza della serie A (prima a pari merito con la Virtus Bologna, dietro per via degli scontri diretti), la squadra giuliana è sesta con 12 punti di ritardo sui biancoblù.
Resta uno scontro diretto nella zona play off. Resta una trasferta difficile, anche perché quella biancorossa è una piazza «vera» (e la squadra è forte). Resta un incrocio speciale, perché Taccetti ha lavorato a Brescia dal 2022 al 2024, nella squadra di assistenti di Alessandro Magro (ne faceva parte anche Matteo Cotelli). Due stagioni. La prima: niente play off in campionato, Eurocup tra mille difficoltà, meravigliosa Coppa Italia vinta, contro ogni pronostico. La seconda: Brescia passa gran parte della regular season al primo posto, rallenta nel finale, esce 3-0 in semifinale play off con l’Olimpia Milano. Poi un anno e qualcosa da assistente a Trieste. Nel corso di questa stagione è stato promosso a capo, al posto di Israel González, il cui feeling con la piazza non è forse mai del tutto sbocciato.
Coach, a Brescia è sempre stato benvoluto e ha vissuto un’esperienza speciale. Scelga un solo ricordo, il più bello della sua esperienza qui.
«Sono stati due anni molto intensi e anche molto belli. Se devo scegliere una memoria, però, la risposta diventa facile: la vittoria della Coppa Italia».
Si aspettava un salto così grande, da assistente a capo, in una società ambiziosa come Trieste, che è anche una piazza con immensa cultura cestistica? È più un onore o più una grande responsabilità?
«Quando fai l’assistente per tanti anni hai nella testa e nella pancia il pensiero di diventare capo. Non mi aspettavo accadesse, in corsa, quest’anno. Contemporaneamente, in questo tempo ho creato un rapporto di stima con giocatori e club. È una responsabilità e un’opportunità. Faccio di tutto per onorarle al meglio».
Come vede la Germani quest’anno? Che differenze ci sono con quella della passata stagione? E quella bella, combattuta, serie di quarti di finale play off dello scorso maggio?
«La Germani sta diventando sempre più cinica e spietata, mi si passino i termini, capace di essere efficiente nelle partite, con tanti protagonisti. La serie play off dello scorso anno fu spettacolare. Ce la siamo giocata. Peccato per gara-3, andata in scena sul neutro di Treviso, quando eravamo sull’1-1».
È ancora presto, ma è possibile immaginare una finale scudetto che - come accadde lo scorso anno - non sia la «solita» Olimpia Milano-Virtus Bologna?
«Il campionato sta dimostrando grandi equilibri, specie nella parte molto alta della classifica. Quindi sì, non è da escludere che ci possa essere una finale "diversa", anche alla luce del fatto che la griglia potrebbe metterle di fronte prima dell’ultima serie».
Come ha visto maturare negli anni Della Valle? Per lui il tempo, cestisticamente parlando, pare quasi un alleato...
«Ha un talento indiscusso e indiscutibile. Ho avuto la fortuna di allenarlo. È molto intelligente. Ha evoluto, migliorato e affinato il proprio gioco anche in situazioni diverse di gioco, rispetto a quelle in cui si trovava negli anni precedenti».
Senza entrare nello specifico, oltre a talento, organizzazione e un grande pubblico, quali saranno le armi più affilate di Trieste contro la Germani?
«Stiamo recuperando parte degli infortunati. Veniamo da due vittorie. Domenica dovremmo metterci attitudine e faccia tosta per capire chi possiamo essere di fronte alle grandi».
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