Basket

Germani, con Treviso è stata l’ora di una brutta prima volta

Il «gruppo storico» non era ancora mai stato sconfitto e in nessun altro precedente ko era stato così sottotono
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

Alcuni giocatori della Germani sconsolati dopo il ko contro Treviso - © www.giornaledibrescia.it
Alcuni giocatori della Germani sconsolati dopo il ko contro Treviso - © www.giornaledibrescia.it

Da «Götzen-Dämmerung» (il crepuscolo degli idoli), libro del 1889 di Friedrich Nietzsche, filosofo, scrittore e poeta tedesco, a una frase di Alessandro Magro, in una conferenza stampa, da qualche parte sulla linea del tempo della sua terza e ultima stagione alla Germani. La sconfitta inattesa di domenica scorsa, al PalaLeonessa, con Treviso, porta alla mente collegamenti dall’altissimo all’ultra-terreno. Collegamenti a mente libera, che vanno circostanziati.

Il crepuscolo degli idoli è un titolo che stimola le sinapsi solo per una ragione. Il ko con la Nutribullet è coinciso con una prima volta in assoluto, in quest’anno. La Pallacanestro Brescia si è trovata tante, troppe volte a dover fare affidamento a quei «soliti» otto giocatori. Ivanovic, Della Valle, Rivers, Ndour e Bilan in quintetto; Cournooh, Mobio e Burnell dalla panchina. Sebbene pochissimi, tra esperienza, grande conoscenza reciproca, eccellenti soluzioni trovate da coach Cotelli, questi «idoli» avevano solo vinto. Non poteva essere una legge, anche se la statistica non mente: era accaduto nove volte su nove. Poi, a riguardo, il parere tanto della squadra (per bocca del capitano Della Valle) quanto dell’allenatore è sempre stato unanime e riassumibile nel seguente concetto.

Il gruppo ha carattere ed è affidabile, ha qualità e intelligenza, ma un equilibrio di questo tipo non può reggere in eterno. Non potrebbe reggere, ad esempio, ai play off. L’equilibrio di cui sopra non ha retto con Treviso, e la partita di domenica è stata una prima volta non solo per la suddetta caduta degli «idoli». È capitato che Brescia perdesse contro avversari nettamente superiori. Che giocasse male contro squadre meno attrezzate, ma che vincesse lo stesso, magari all’ultimo.

L’amarezza dell’allenatore

Matteo Cotelli - © www.giornaledibrescia.it
Matteo Cotelli - © www.giornaledibrescia.it

Non era ancora successo che giocasse sotto tono e perdesse contro una formazione «piccola» (va detto, chiaramente, che Treviso in realtà ha fame atavica di salvezza, è cambiata radicalmente rispetto alla formazione che aveva un piede e mezzo in A2 e sta attraversando uno stato di forma clamoroso). È stata anche la prima volta in cui Cotelli ha parlato con amarezza dopo una gara. Con tutte le cautele del caso, non attaccando la propria squadra, bensì dicendosi certo - al netto del dispiacere evidente per la prestazione molto scialba - che i suoi uomini avrebbero reagito immediatamente (si torna in campo a Tortona (domenica alle 17), per la penultima di regular season, e con una vittoria il secondo posto sarebbe aritmetico).

Le lezioni da apprendere

Da Nietzsche a Magro, che è stato uno dei maestri, se non «il» maestro di Cotelli. Nel corso dell’annata 2023-2024 la sua Germani passa settimane su settimane in testa alla classifica. Vince tanto, spesso dominando. L’allenatore fiorentino, una volta, si presenta in sala stampa e afferma candidamente di sperare che prima o poi arrivi una brutta sconfitta. Che sarebbe stata utile a riportare tutti con i piedi per terra. Lo si è detto e lo si è scritto: anche lo stop inatteso con i trevigiani potrebbe avere questa funzione. Lo si scoprirà a breve. In attesa che il famoso gruppo storico possa riaccogliere Nunn (dovrebbe essere disponibile a Tortona), chiudere il discorso secondo posto e gettarsi a capofitto nei play off.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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