Germani, la tavola è già imbandita per la Final Eight

Anche senza il solito Mitrou-Long è possibile giocare alla grande. Nuove certezze dagli esterni e da un sistema di gioco solido
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

Lee Moore: prova egregia contro l’Allianz Trieste - Foto New Reporter Checchi © www.giornaledibrescia.it
Lee Moore: prova egregia contro l’Allianz Trieste - Foto New Reporter Checchi © www.giornaledibrescia.it

Un po’ come quando il meteo annuncia nubifragi, ma poi vengono giù soltanto due gocce. Alla vigilia del doppio impegno con Trieste (l’altroieri, in campionato) e soprattutto con Trento (dopodomani, mercoledì, per i quarti di Coppa Italia), e più in generale in queste ultime settimane, si ragionava su un possibile calo della Germani. Fisiologico, alla luce del rendimento straordinario degli ultimi mesi. In molti sperano che non si verifichi proprio alla manifestazione di Pesaro, nella quale la Germani ha la possibilità di giocarsi il primo trofeo della propria storia in tre partite secche. Il calo, per adesso, non è arrivato. Non quello del gruppo, almeno.

Quello di un singolo, però, sì. E che singolo: Naz Mitrou-Long, vicecapocannoniere della serie A (alle spalle del compagno Amedeo Della Valle). Contro Trieste, l’altra sera, è stato irriconoscibile. Nessun allarme, ovviamente. Una serata storta, da essere umano, dopo un campionato in cui è stato fin qui leader e trascinatore, finalizzatore e creatore, ispiratore di gioco, catalizzatore di pressioni, risolutore di problemi. Contro l’Allianz non è praticamente mai entrato in ritmo, si è incaponito al tiro, ha sbagliato molto (pur andando a referto con 6 assist e altrettanti rimbalzi). In una squadra meno solida, la serata storta di un giocatore di questo peso avrebbe probabilmente significato sconfitta.

Ma la Germani ha saputo far fronte alla situazione. Ha raddrizzato la partita, l’ha vinta con merito, chiudendo il discorso abbondantemente prima della sirena, ribaltando pure la differenza canestri con la sconfitta dell’andata.

Quadratura

Coach Magro - è evidente - ha saputo creare un sistema in cui nemmeno la buona vena di Mitrou-Long è così fondamentale. Certo, è importantissima, e lo resterà (e lo stesso vale per Della Valle). Ma, almeno in questo momento, ci si può affidare a soluzioni alternative. Come quella di far giocare a Tommaso Laquintana e a Lee Moore minuti cruciali, con il canadese che rifiata in panchina. La coppia di esterni ha fornito un’eccellente prova. Entrambi hanno trascinato e si sono spesi sulle due metà campo. Prendendosi responsabilità. Sono altri due giocatori che danno fiducia al sistema, anche perché hanno fiducia nel sistema. Presupposto migliore per la Final Eight alle porte non c’è.

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