Germani cede il titolo a Matiasic? Nessuna smentita: tutti gli scenari

Per la Gazzetta dello Sport la matricola biancoblù sarebbe nel mirino dello statunitense che vuole creare una squadra a Roma
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

Il patron di Germani Mauro Ferrari - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
Il patron di Germani Mauro Ferrari - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it

Da giorni è una voce di corridoio. Più di una voce di corridoio. Sull’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, in nero su rosa, la possibilità è stata espressa in modo chiaro: «Brescia nel mirino di Matiasic». E, ancora: «Su Brescia, che nel disegno ripartirebbe acquistando un altro club – si legge – la smentita del patron Ferrari è netta, e i passi già mossi per l'anno prossimo sono dati di fatto. Il gruppo Matiasic non commenta, sostenendo che col campionato ancora in corso non sia il momento di parlarne, per rispetto di tutti. In effetti in piena semifinale il tempismo è significativo. Non ci vorrà molto a capire cosa uscirà dal cilindro».

Intanto la Pallacanestro Brescia ha perso nettamente gara-1 di semifinale con l’Olimpia Milano al PalaLeonessa (88-72), e questa domenica si appresta a disputare, sempre in casa, gara-2. Una smentita ufficiale del club bresciano circa la trattativa (sul tavolo ci sarebbero 6 milioni per il titolo sportivo di serie A) non è arrivata, non arriva e non sarebbe attesa nelle prossime ore.

Cosa si sa?

Si sa che, da giorni, gli addetti ai lavori danno l’affare per ormai fatto. Che una smentita virgolettata non esiste. Che, realmente, la Germani sta progettando e ha già progettato parte del proprio futuro, non solo sul lato prettamente sportivo. Ha ingaggiato i giocatori Veronesi e Wheatle. Ha confermato lo staff tecnico, prolungato accordi con gli sponsor, gettato le basi per rinforzare il settore giovanile con una squadra Under 13 femminile.

Eppure la preoccupazione tra staff, squadra e uffici c’è. Che un incontro tra Matiasic e Mauro Ferrari, amministratore delegato di Germani Spa, sia realmente avvenuto nelle pieghe delle cinque partite dei quarti di finale è cosa possibile. L’americano, forte dal punto di vista politico e decisissimo a portare i propri capitali in una piazza come Roma, può aver offerto potenzialmente a qualsiasi squadra possegga un titolo sportivo di serie A. Brescia inclusa. Non sarebbe da escludere, però, che Ferrari abbia girato l’offerta al contrario, magari – si tratta di scenario da condizionale – proponendo allo statunitense di investire proprio sul club della nostra città.

Fatto sta che il tema tiene più banco del ko con Milano in semifinale. E preoccupa. A rendere comunque lo scenario per lo meno improbabile c’è il fatto che Matiasic è puro businessman. Ed è uno statunitense (per ora) a Trieste. Ferrari è bresciano. Il suo progetto riguarda il territorio a 360 gradi. La sua azienda – di successo – lavora ovunque, ma ha sede a San Zeno. I tifosi hanno un coro per lui ogni domenica. Per gara-5 con Trieste erano presenti alcune delle principali autorità istituzionali di Brescia. Con Milano c’era anche la sindaca Castelletti.

Scenari futuri

Acquisire un altro titolo dopo aver ceduto il proprio a Matiasic cosa significherebbe? Ripartire dalla serie A2? Altro scenario che pare assai improbabile. Fin qui fatti e logica. Poi, però, a scuotere l’ambiente sono voci da ambienti istituzionali cestistici e da addetti ai lavori, che darebbero la trattativa addirittura per già chiusa.

Per completare il quadro, va sottolineato che la Brescia più vincente di sempre (quella degli ultimi 2, 3, 4 anni) non costa poco. E che le ultime uscite ufficiali di Ferrari erano state amare, pochi giorni fa, circa la bassa partecipazione al palazzetto ai play off. Per gara-1 con Milano le cose non sono migliorate: circa 3.700 paganti, di solito, in stagione regolare, sono un migliaio in più.

Insomma, la scelta del silenzio potrebbe rimarcare alcune fatiche o il dispiacere dell’imprenditore, non realmente intenzionato a vendere, ma desideroso di ricevere più attenzione e – forse, ma questa è un’interpretazione – aiuto dalla piazza.

Anche in Legabasket non mancano voci di scetticismo circa l’eventuale operazione, per due ragioni. La prima. Mancano i tempi tecnici per portarla a termine. La seconda: la Lega è ed è stata alle prese con nodi spinosi. Il disastroso caso Trapani. La scomparsa di una piazza come Cremona. Lo stesso futuro incerto di Trieste. Sparisse la Pallacanestro Brescia (vicecampione d’Italia, semifinalista l’anno prima, finalista di Supercoppa lo scorso settembre, vincitrice della Coppa Italia nel 2023) il danno d’immagine e di credibilità della Lega stessa sarebbe non trascurabile.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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