La Germani e la capacità di disinnescare avversari velenosi e letali

Prosegue l’epopea degli incantatori di serpenti. La pratica di ipnotizzare il cobra attraverso una sorta di flauto chiamato «pungi» è nota in India, ma anche in Pakistan e Bangladesh, nonché in alcuni Paesi nordafricani. E, ultimamente, anche sui parquet d’Italia. Il mezzo per confondere e rendere innocui i pericolosi rettili non è una musica suadente, bensì un insieme di giocate e scelte.
Chi lo utilizza non ha un turbante, ma una canotta biancoblù. In questo meraviglioso inizio di stagione, infatti, la Germani capolista ha dimostrato in più di un’occasione di saper disinnescare avversari potenzialmente velenosi e letali. Il successo dell’altra sera all’AlcottArena di Napoli (85-72 per la Pallacanestro Brescia) è solo il caso più recente.
La premessa è che nel basket di oggi, e pure in serie A, è sempre più facile trovare squadre che, con la palla in mano, puntano su ritmi di gioco alti e vorticosi. Tanta corsa, insomma, tanta transizione. È uno dei trend principali, da qualche tempo. Brescia, dal canto proprio, per le caratteristiche tecniche dei giocatori e pure per la loro età anagrafica, predilige un gioco di flusso e di condivisione, molto bello da vedere, non lento, ma di certo non «a rotta di collo».
Sul fatto che ritmi altissimi possano spesso pagare dividendi ci sono diverse conferme. Basta osservare il successo di Trapani, sempre domenica, al Forum di Assago, contro l’Olimpia Milano. La squadra di Messina era di certo stanca, ma di suo, in attacco, tende per natura a essere più compassata. I siciliani sono andati a duemila all’ora e hanno messo alle corde i biancorossi fin dalla palla a due. Notae, interprete ideale per questo tipo di filosofia tattica, ha chiuso con 26 punti.
In controtendenza
La pallacanestro in controtendenza della Germani, si diceva, fin qui ha incantato alcuni serpenti. In ordine cronologico, Trento, Trieste e, appunto, Napoli. Avversarie non troppo diverse per quanto concerne l’attitudine a correre. Al gruppo si può aggiungere la stessa Trapani, con la quale Brescia ha perso (di soli 2 punti, in trasferta), ma che è stata costretta a giocare una partita fuori dai binari congeniali.
A proposito, per quanto concerne i punti medi segnati a partita, la Shark è la miglior squadra del campionato. Viaggia a 92.1, ma con la Germani ne ha segnati solo 77. Trento, invece, va a 85.9 di media. All’Aquila, Brescia ne ha concessi solo 63. Trieste? Ottantasette di media, 75 contro i biancoblù. Infine Napoli: da 84.9 a 72. Giusto per parlare anche della fase offensiva bresciana, Della Valle e compagni possiedono il quarto attacco più prolifico del campionato. Produce 89.4 punti a partita.
Con saggezza
Infine, considerazioni sparse. La Germani non ha una vocazione difensiva spiccatissima. Migliora però a vista d’occhio. E, al di là di tutto, è – come si diceva – molto brava a gestire il ritmo delle partite, e addirittura ad addormentarle, quando serve (come con Trento). Emblematica, domenica, la reazione di Cotelli a uno dei pochi errori di Bilan. A 7’20” dalla fine – Brescia è avanti 65-54 – il centro croato cattura un rimbalzo difensivo e cerca di lanciare subito la transizione.
Ma il suo passaggio veloce finisce dritto nelle mani del napoletano Bolton. Il coach si mette le mani tra i capelli e fa segno: «Piano, calma». Questo, chiaramente, non è un dogma. La Germani esplora ed esplorerà l’early offense. Ma lo farà solo quando sarà necessario. Per il resto, i biancoblù cercheranno di giocare la loro pallacanestro e, per quanto possibile, proveranno a incantare altri serpenti.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Sport
Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.




















